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Atassia: intervista al Fisioterapista Azimut Alessandro Magarotto

Il nostro Fisioterapista Alessandro Magarotto oggi risponde alle nostre domande sull'atassia spiegandoci di cosa si tratta, quali sono le sue caratteristiche, come si effettua la diagnosi e quali sono le terapie indicate.


Cos’è l’atassia?


L’atassia o sindrome atassica è un disturbo del movimento volontario che comporta un deficit nella gestione e coordinazione del movimento stesso. È una patologia avente bassa incidenza nella popolazione e caratterizzata da differenti forme che si classificano a seconda della loro natura (ereditaria, congenita o acquisita) e del danno causato (atassia cerebellare, sensitiva, vestibolare, forme miste).


Quali sono le caratteristiche della patologia?


Ognuna delle forme è caratterizzata da differenti cause scatenanti e differente decorso. I disturbi che possono presentarsi comportano l’alterazione del controllo del movimento di capo, tronco e arti, l’alterazione del linguaggio e del cammino. 
Nel caso in cui vengano interessati capo e tronco il paziente fatica a governarne il movimento come vorrebbe e può presentarsi con il busto che pende da un lato. Quando vengono interessati gli arti i movimenti appaiono imprecisi e grossolani, avvengono errori nel dosaggio e nell’ampiezza di un gesto. Raggiungere un oggetto diventa problematico, portando a una difficoltà nello svolgimento di un compito. I movimenti possono apparire irregolari e può anche presentarsi tremore. Il cammino in questi pazienti è caratterizzato da problemi di equilibrio, instabilità, insicurezza, scarsa armonia e scarsa coordinazione che possono provocare frequenti cadute.Per via delle sue caratteristiche può essere definito come “cammino dell’ubriaco”. Spesso i problemi elencati portano a un deficit del movimento e della motilità personale, rendendo il paziente meno autonomo.
In alcuni casi anche il linguaggio può essere intaccato causando difficoltà nel parlare, in particolare nella produzione e nell’articolazione della parola (disartria).


Come si effettua la diagnosi?


La diagnosi è prevalentemente clinica e avviene attraverso visita medica con il neurologo ponendo attenzione alla valutazione dei sintomi presentati dal paziente, all’applicazione di test specifici (manovra di Romberg, prove indice-naso e tallone-ginocchio) e scale valutative. Qualora ritenuto necessario il medico può richiedere un approfondimento con indagini strumentali.


Quali sono le terapie indicate?


Non vi è un’efficace terapia farmacologica in grado di eliminare i sintomi dell’atassia, il trattamento indicato è quello riabilitativo: il fisioterapista dovrà individuare quali sono le maggiori difficoltà riscontrate dal paziente durante la giornata cercando di trovarvi soluzione. Gli esercizi proposti sono volti a insegnare al paziente a gestire i sintomi della patologia al fine di migliorare la sua abilità nello svolgimento delle attività della vita quotidiana, aumentandone così l’autonomia ed evitando di perdere le abilità residue. Qualora non sia possibile il recupero dovrà essere trovata una soluzione alternativa. Occorrerà inoltre lavorare sul cammino per aumentarne la sicurezza evitando così le cadute, eventualmente con l’utilizzo di un ausilio.

 

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Dolore al Tallone: possibili cause, diagnosi e programma riabilitativo

Tallonite è un termine generico usato molto semplicisticamente per inglobare tutte le patologie che si manifestano con dolore al tallone. Chiaramente non è utilizzato in ambito medico e viene sostituito da termini più specifici.

Come definire esattamente questa condizione?

Quando una persona accusa dolore al Tallone deve sicuramente porsi una serie di domande per indagare le motivazioni del fastidio. Il termine Tallonite, come già detto, è troppo generico e viene spesso sostituito da tallodinia o dolore Calcaneare (spina calcaneare). 
Si tratta di una patologia abbastanza frequente, può colpire uno o entrambe i piedi e in genere si manifesta in persone sportive, ma anche sedentarie o in sovrappeso.
L'aspetto singolare è che il dolore si presenta in maniera molto più forte al mattino e tende a diminuire durante il giorno.


Quali sono le possibili cause?

Qui entriamo in un argomento veramente vasto perché ci sono veramente molteplici cause e spesso vengono a sommarsi due o più condizioni patologiche assieme.
Tuttavia, è possibile fare una distinzione tra le cause, vediamole:
Traumatiche: dovuto a un trauma ripetuto (frattura da stress) o improvviso. 
Metaboliche: i disturbi dismetabolici (es. la gotta) determinano un aumento della produzione di acido urico che è all’origine di un progressivo accumulo di cristalli di acido urico e di conseguenti dolorose infiammazioni a livello articolare
Overuse e patologie tendinee: le tendinopatie inserzionali creano una infiammazione che spesso trova origine in determinate pratiche sportive, come la corsa o il calcio, nei quali è sollecitata la zona calcaneare e la zona della fascia plantare (fascite plantare) 
Patologie ossee: come spina calcaneare, artrosi e patologie reumatiche
Neurologiche
Fattori congeniti
Obesità
Condizioni posturali scorrette con squilibrio della postura e necessario riallineamento
Fattori esterni: calzature scomode e non adatte

In quali sport si presenta con più frequenza?

In generale tutte le discipline che comportano notevoli sollecitazioni alla regione calcaneare, come la corsa, il calcio, la pallavolo, la marcia e il basket.
Questo rischio aumenta in condizioni di sovrappeso, mancanza di allenamento e con l'uso di calzature non idonee.

Come si effettua la diagnosi?

Sicuramente in prima istanza è necessario effettuare una radiografia standard, per escludere possibili danni traumatici e fratture. 
Successivamente, al fine di valutare se sussiste un danno legamentoso, è consigliata la risonanza magnetica o la Tac.
Questi esami vengono generalmente richiesti dal Fisiatra a seguito della visita che valuta la zona dolorosa del piede ed eventualmente prescrive questi approfondimenti diagnostici per indagare  la natura del dolore al tallone.
Va inoltre fatto un esame della deambulazione e un esame posturale per studiare in maniera approfondita il disturbo.

In cosa consiste il programma di riabilitazione? Varia a seconda della causa?

Certamente vanno individuate la cause per poter eliminare il problema definitivamente.
In base ad esse è possibile applicare un programma riabilitativo mirato che solitamente si avvale di terapie fisiche a scopo antalgico ed antinfiammatorio (laser ad alta Potenza, diatermia o ultrasuoni) e di esercizi terapeutici attivi necessari al mantenimento o recupero della maggior forza muscolotendinea possibile.

È utile il ricorso ad ortesi o plantari?

Qualche volta è necessario ricorrere all’utilizzo di talloniere morbide o meglio ancora di plantari completi per sostenere la volta plantare, soprattutto in caso di vizi di appoggio.
Qualche volta anche il bendaggio funzionale si può rivelare molto utile per scaricare la fascia plantare, spesso irritate.

 

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La distorsione di caviglia: tipologie, cause, prevenzione e riabilitazione

La distorsione è la perdita momentanea ed incompleta dei rapporti articolari tra due capi ossei, nel caso della caviglia questa perdita dei rapporti articolari coinvolge le ossa distali della gamba (Tibia e Perone) e il primo osso del piede (Astrogalo). Questa distorsione viene definita correttamente "Tibio-Tarsica".

Se ne parla come uno dei traumi più frequenti, è vero e se lo è come mai?

Le statistiche parlano chiaro, solo in Italia vengono contati circa 5.000 traumi distorsivi al giorno. Sicuramente questa tipologia di distorsione è la più frequente in ambito sportivo, ma anche nella vita quotidiana. La frequenza elevata dipende proprio dalla stessa anatomia dell'articolazione su cui carica l'intero peso corporeo e soprattutto, i movimenti che questa permette.

Quali sono gli sport in cui si registrano più traumi distorsivi?

La pallavolo (56%), seguita subito dal basket (55%) e poi dal calcio (51%). Tuttavia, anche la corsa di resistenza espone ad un alto rischio di distorsione (40%).
Ma appunto, si tratta di un trauma molto comune anche nella quotidianità di persone dedite a una vita sedentaria.

Tutte le distorsioni sono uguali?

No, le distorsioni di caviglia possono essere suddivise in:
distorsione laterale di caviglia che è anche la più frequente (80%) e distorsione mediale (1-3%); poi possono presentarsi delle lesioni associate come fratture e lesioni tendinee.
Può venire inoltre coinvolta la sindesmosi tibio-peroneale o l’articolazione sotto-astragalica.

Esistono dei fattori che possono predisporre a una distorsione?

Certamente sì, prima di tutto delle caratteristiche morfologiche. Lassità capsulo-legamentosa costituzionale, sovrappeso, disimetrie, anomalie assiali o torsionali dell'arto inferiore e squlibri posturali possono aumentare la predisposizione a traumi distorsivi. Inoltre, possono esserci anche delle caratteristiche funzionali come alterazioni dell'appoggio (anomalie del retropiede), squilibri muscolari (ipotonia peronieri), alterazioni e disturbi propriocettivi. Non sono da trascurare poi abitudini sbagliate come l'utilizzo di calzature non idonee e fattori esterni come terreni irregolari, fangosi, ghiacciati o sintetici.

Come si svolge la riabilitazione?

Innanzitutto si deve proteggere e far riposare la struttura capsulo-legamentosa lesionata.
A seconda della gravità viene proposto un diverso grado di immobilizzazione di differente durata. Spesso può essere sufficiente il confezionamento di un bendaggio funzionale per 5-7 giorni.
Successivamente si deve ripristinare la normale funzionalità nello schema del passo e nelle a.d.l.
Utilizziamo sia la terapia manuale per mobilizzare e drenare il gonfiore residuo sia le terapie fisiche (laser ad alta potenza) nel caso di persistente dolore. Il ritorno al ROM passivo ed attivo completo è necessario per l’impostazione di un adeguato Neuro Muscular Training volto al recupero dei movimenti e gesti sportivi più impegnativi e alla prevenzione delle recidive.


Esistono dei trattamenti preventivi?

Sì, è confermato che il ricorso a programmi (solitamente ciclici) di NMT appropriato possa prevenire o ridurre la frequenza di episodi lesivi traumatici anche se, come abbiamo già detto, alcuni di noi presentano indubbi e caratteristiche predisponenti.

 

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L'Osteopatia migliora le prestazioni sportive

L'Osteopatia e lo sport hanno da sempre un forte legame. Scopriamo insieme i vantaggi dell'osteopatia per gli sportivi.

L'Osteopatia può aiutare anche nella preparazione atletica?

Assolutamente sì. Già Forrest Clare "Phog" Allen, leggendario allenatore di basket, utilizzava le tecniche osteopatiche non solo per accelerare il recupero dei suoi giocatori, ma anche per la preparazione del pre-partita. Fu un pioniere, ma oggi gli atleti che si rivolgono all'osteopata sono innumerevoli. Una struttura muscolo scheletrica in buon equilibrio e libera da restrizioni di mobilità nei vari segmenti sarà in grado di meglio sopportare i carichi di lavoro e di eseguire il gesto tecnico al meglio della performance. 


Perché gli atleti dovrebbero ricorrere ai trattamenti osteopatici?

L'osteopatia, soprattutto in caso di allenamento intenso, aiuta a mantenere la piena efficienza dell'apparato muscolo scheletrico e contribuisce a migliorare le prestazioni fisiche dell'atleta.
Inoltre, in caso di infortuni i trattamenti osteopatici, attraverso varie tecniche, riducono il dolore e sono in grado di coadiuvare con efficacia il lavoro del medico e del fisioterapista per un completo e più veloce recupero funzionale .
Oltre a ciò alcuni studi svolti su sportivi sottoposti a trattamenti osteopatici hanno evidenziato, nella fase post infortunio, la diminuzione dell'utilizzo di farmaci antidolorifici.

Quali sportivi possono beneficiarne?

I trattamenti osteopatici sono utili a chi pratica qualsiasi disciplina sportiva. 
La maggior parte delle federazioni sportive nazionali ed internazionali e la quasi totalità delle squadre agonistiche di alto livello dei differenti sport integrano all'interno del loro team la figura dell'osteopata in affiancamento allo staff medico e fisioterapico.

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Azimut ha attivato la convenzione con RBMSalute e Previmedical

Abbiamo una buona notizia: Azimut ha  recentemente attivato una convenzione con RBMSalute e Previmedical. 
Quali sono i vantaggi e chi può ottenerla? Lo raccontiamo nella nostra news.

Di cosa si occupano Previmedical e RBMSalute?

Previmedical e RBMSalute offrono servizi assicurativi per la sanità integrativa. Dal 2018 sono entrati a far parte del loro circuito oltre 5 milioni di nuovi assicurati.
Nello specifico RBM Assicurazione Salute con i nuovi Piani Sanitari per gli oltre 1,5 milioni di assicurati e per i relativi familiari (coniuge e soggetti assimilati, figli) garantisce una “presa in carico” integrale delle spese sanitarie sostenute dagli assicurati in regime di assistenza diretta (struttura sanitaria e medico convenzionato) all’interno delle strutture sanitarie convenzionate abbracciando a 360° l’intero percorso di cura. 

Quali sono le novità e chi può usufruirne?

La novità principale è che Azimut fa parte delle strutture convenzionate del circuito di RBM Assicurazione Salute.
L'elenco delle aziende che hanno scelto RBMSalute per i propri dipendenti e relativi familiari è molto lungo. Queste aziende operano nei settori più disparati: credito, finanza, trasporti, ristorazione ecc... Mettiamo a disposizione il PDF scaricabile con tutte le aziende che hanno scelto questa assicurazione integrativa per i loro dipendenti.  

Se hai diritto a questa convenzione e vuoi conoscere meglio i vantaggi: chiamaci e ti forniremo tutte le indicazioni necessarie per ottenere le informazioni che cerchi. 
Contatta: Azimut Riabilitazione Biella Tel. 015 27098

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Sindrome dell'articolazione mandibolare: sintomi, cause, diagnosi e fisioterapia

 


La sindrome dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM) è la causa principale del dolore facciale, in cosa consiste? Quali sono i sintomi e le sue cause? Vi raccontiamo tutto nella nostra news.

Cosa s'intende per sindrome dell'articolazione temporo-mandibolare?

Non è possibile dare una definizione univoca di questa patologia, ma si può fare una distinzione utile tra un disordine dell'articolazione temporo-mandibolare correlato a disturbi muscolari (miogeno) o da collegarsi a reali disturbi articolari (artrogena). Tuttavia, purtroppo spesso succede che le due entità cliniche coesistano nel paziente rendendo più difficoltosa l'individuazione di una terapia corretta.
Sicuramente tra le due, la forma miogena è la più frequente e spesso correlata a bruxismo o serramento mandibolare (digrignare i denti o serrare la bocca), questa forma è tipica dei soggetti ansiosi o sotto stress.
Invece, la forma artrogena è meno frequente e può essere causata da artrite sistemica, infezioni, anchilosi, neoplasie o disordini degenerativi a carico dell'articolazione o del disco articolare.

Quali sono i sintomi riferiti dai pazienti?

Innanzitutto, diciamo che i sintomi sono variabili e dipendono dalla gravità della patologia. I pazienti lamentano spesso un dolore nella regione dell'orecchio che aumenta con il movimento della mandibola e si irradia alla testa. Nelle forme miogene il dolore può essere mono o bilaterale, mentre nelle forme artrogene, se si esclude l'artrite reumatoide, è invece monolaterale.
Può capitare che questo dolore venga ricondotto erroneamente all'otite, ma se correttamente analizzato è possibile distinguerlo da quest’ultima. Il dolore dell’ATM ha caratteristiche trafittive, come detto in precedenza, si manifesta maggiormente durante i movimenti di apertura e chiusura della mandibola o durante la masticazione quando il paziente può anche essere in grado di avvertire un rumore simile ad uno scroscio. Talvolta si verificano dei veri e propri blocchi articolari con una una limitazione dell'apertura della bocca in apertura o chiusura.

Come si effettua la diagnosi?

Oltre alla valutazione clinica la radiografia dell'articolazione può sicuramente fornire buoni elementi per la diagnosi, in alcuni casi l'odontoiatra richiederà una TC o una RMN. 
In  generale per una corretta diagnosi della patologia è fondamentale sottoporsi ad una visita odontoiatrica/ortodonzistica.


La fisioterapia può essere d'aiuto?

Nei casi in cui i danni strutturali non siano irreversibili e specialmente nelle forme miogene assolutamente sì.
Ci si avvale di particolari trattamenti manuali, come avviene nei trattamenti osteopatici spesso associati alla rieducazione funzionale e posturale. Va ricordato che il trattamento fisioterapico va sempre concordato con l’odontoiatra ed eventualmente integrato con i trattamenti ortodontici.

 

 

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