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Giornata Mondiale del Sonno: consigli per migliorare la qualità del riposo

Oltre il 45% della popolazione mondiale soffre di disturbi del sonno e in Italia sono 12 milioni le persone insoddisfatte dalla qualità del loro riposo e 4 milioni soffrono di insonnia cronica.
Oggi è la Giornata Mondiale del Sonno e abbiamo pensato di invitarvi a rispettare i ritmi circadiani per migliorare la qualità del vostro riposo e della vita in generale. 

Cos'è il ritmo circadiano?

Si tratta di quel meccanismo che regola i ritmi biologici degli esseri viventi in armonia con l'ambiente e che si compie ogni 24 ore. Tuttavia, la vita odierna impone dei ritmi frenetici che si discostano da quelli naturali e costringono le persone a non rispettare i bisogni legati all'alternanza giorno/notte o alle differenze legate alle stagioni. Questi bisogni inascoltati hanno conseguenze sulla qualità del sonno.
Anche l'eccessivo utilizzo di tecnologia, lo stress, l'inquinamento e le cattive abitudini alimentari influiscono in maniera negativa sul nostro sonno. 
Secondo l’Associazione italiana di medicina del sonno esistono più di 80 patologie codificate nella casistica dei disturbi del sonno.

Quali sono allora le buone abitudini per dormire bene?

Dal punto di vista dell'alimentazione è importante optare per una cena leggera perché mangiare cibi pesanti provocherà difficoltà nella digestione e quindi risvegli frequenti.
Se si riposa a metà giornata è meglio non superare i 20 minuti di sonno.
Inoltre, alla sera è importante limitare l'esposizione alla luce per sincronizzarsi con il ritmo naturale di sonno/veglia. Quindi suggeriamo di dormire al buio e di non utilizzare dispositivi elettronici come tablet e smartphone, limitarsi nel fumo e nell'assunzione di alcol, mentre la caffeina è proprio da evitare perché è uno stimolante del sistema nervoso, così come cioccolato, cacao e tè (alimenti nervini).
Inoltre, è importante anche impostare il riscaldamento per avere nella camera una temperatura ottimale. Considerate che una temperatura troppo alta (maggiore di 24°C) e una troppo bassa (minore di  12°C) provocano movimenti continui del corpo e sogni sgradevoli.
Un'altra indicazione utile è quella di raggiungere una certa regolarità, ossia disciplinarsi ad andare a dormire e alzarsi alla stessa ora aiuta a creare un proprio orologio biologico interno.
Può essere utile poi per chi soffre di disturbi del sonno prendere degli appunti quotidiani su come si è dormito. L'autovalutazione può aiutare gli specialisti a individuare un percorso terapeutico.
Fare sport aiuta in generale ma, per chi ha disturbi del sonno, è meglio fare attività nelle ore diurne più che serali.

 

 

 

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Gabriele Cirillo: i miei 15 anni con la nazionale di basket

In Azimut abbiamo un medico che di tanto in tanto ci viene "rubato" dalla Nazionale, ovviamente per noi è motivo di grande orgoglio. Si chiama Gabriele Cirillo e dal 2009 è uno dei Medici Fisiatri del team Azimut Riabilitazione della sede di Milano. 
Ma da 15 anni è anche il Medico della Nazionale di basket maschile ed in precedenza ha lavorato in squadre professionistiche di serie A sia nel calcio che nel basket. In questo momento si trova a Piombino per il raduno della U18 maschile, l'abbiamo intervistato per condividere con voi la sua esperienza.


Buongiorno Gabriele, partiamo dagli inizi di questa avventura: da quanto tempo fa parte della Nazionale di basket?

Sono in Nazionale da 15 anni, ho fatto numerosi tornei internazionali e cinque campionati europei, il primo nel 2006 in Spagna con la U16 per poi arrivare sino alla U20 in Slovenia nel 2012 ed a Creta nel 2014.

Quali sono le attività che la coinvolgono durante i raduni?

Si fa sempre una visita medica generale con anamnesi accurata grazie agli staff dei club da cui provengono i giocatori, le valutazioni su vizi posturali e l'assistenza medica durante gli allenamenti e le partite.

Quali sono le criticità che si trova ad affrontare?

I giocatori si allenano la mattina ed il pomeriggio e durante il campionato europeo le partite sono giornaliere, di conseguenza lo staff medico è impegnato full time. Trattandosi di uno sport di contatto gli infortuni sono spesso causati da traumi diretti (quindi muscolari ed articolari) o da sovraccarico funzionale (tendinei).

Com'è composto lo staff della Nazionale?

Lo staff della Nazionale U18 è composto dal capo allenatore con i due assistenti, il preparatore fisico, il fisioterapista ed il Medico che si occupa anche dell'alimentazione degli atleti. È fondamentale relazionarsi con tutto il team per la prevenzione degli infortuni e per ridurre i tempi di recupero nel caso si verifichino.

La sua esperienza con la Nazionale di basket è di lunga data, ma sappiamo che ha avuto anche altre collaborazioni importanti. Quali sono state?

Ho iniziato con il calcio sempre in squadre professionistiche nel 2001 con F.C. Inter, poi Pro Sesto e A.C. Monza. Dal 2003 anche il basket a Castelletto Ticino (promozione in serie A2) con il coach Meo Sacchetti attuale CT della Nazionale A e dal 2010 al 2013 con le “mitiche scarpette rosse” dell’Olimpia Milano. Ricordo che in quegli anni molti giocatori venivano in Azimut a fare la rieducazione in acqua.

Da quali fattori dipendono i tempi di ripresa? Perché con gli atleti professionisti si riducono?

Sicuramente entrano in gioco tanti fattori tra i quali l'età e l’allenamento. E poi credo che la motivazione possa fare la differenza. Un atleta professionista è fortemente determinato e orientato alla guarigione perché vuole tornare in campo prima possibile. Questa predisposizione mentale, unita alla sinergia tra le varie figure coinvolte nell’iter riabilitativo, aiuta a ridurre i tempi per il ritorno all’attività agonistica.

Come si traduce in Azimut la sua grande esperienza a contatto con i campioni?

Essendo sia Fisiatra che Medico dello Sport cerco di sfruttare l'esperienza nelle due specialità mediche per portare dei vantaggi ai pazienti. Il fatto di aver lavorato in squadre professionistiche di serie A mi ha aiutato moltissimo a cercare di accelerare i tempi della diagnosi e limitare al massimo il margine di errore. Secondo me in Azimut troviamo l'ambiente perfetto per la riabilitazione grazie alla qualità eccellente dei nostri fisioterapisti e alla possibilità di lavorare sia in acqua che a secco. Queste condizioni sono favorevoli per raggiungere l'obiettivo fissato per il paziente.

 

 

 

 

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Osteopatia pediatrica: come funziona e quali sono i suoi benefici

L'Osteopatia è una terapia manuale dolce che aiuta a preservare la salute in tutte le fasi della vita.
I trattamenti osteopatici sono sempre più richiesti e praticati sui bambini proprio per alleviare le tensioni sui tessuti acquisite ancor prima della nascita o durante il parto stesso.
 
Come funziona l'osteopatia?
 
Coinvolge la manipolazione sia per la diagnosi che per il trattamento di problemi biomeccanici che riguardano tutti le parti del corpo. A questo si combina una conoscenza dettagliata dell’anatomia umana, della fisiologia e dei processi patologici, ma anche una profonda conoscenza dei metodi clinici classici e  tradizionali. Il fine dell'osteopata è quello di utilizzare queste conoscenze per trattare manualmente i pazienti, anche bambini, promuovendo i meccanismi di auto-guarigione insiti nel corpo.
 
Osteopatia neonatale
 
Il cranio del bambino alla nascita è sottoposto a tutta una serie di pressioni. Quando il parto diventa più complicato la testa del neonato potrebbe subire distorsioni e compressioni non sempre spontaneamente recuperabili.
Cosa implica? A causa dell'alterata funzionalità del cranio il neonato potrebbe, tra i vari disturbi, presentare problemi alla suzione, al sonno oppure manifestare coliche.
In questi casi il trattamento osteopatico è una terapia dolce che può apportare un miglioramento significativo, tanto che sta diventando una delle soluzioni più adottate - anche in ambito ospedaliero con i prematuri - in risposta a parti difficili o traumatici.
 
Osteopatia per bambini
 
Durante la crescita possono poi emergere problemi di varia natura legati ad esempio a traumi o ad atteggiamenti posturali scorretti che potranno creare un ostacolo ad uno sviluppo armonico del bambino.


Cosa aspettarsi da una seduta osteopatica?
 
In Azimut quando quando l'osteopata incontrerà il vostro bambino per la prima volta avrà già un quadro completo della situazione grazie alla valutazione effettuata dal Fisiatra nel Progetto Riabilitativo.
A questo punto inizierà il vero e proprio trattamento osteopatico che chiaramente è personalizzato sull'individuo in risposta alle problematiche evidenziate.

 

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L'importanza della fisioterapia per rallentare la progressione della sclerosi multipla

Il nostro Fisioterapista Magarotto Alessandro racconta la sclerosi multipla e l'importanza della fisioterapia per rallentare la progressione della malattia. 

Cos’è la sclerosi multipla?
La sclerosi multipla è una patologia autoimmune demielinizzante cronica che colpisce il sistema nervoso centrale. Il danno (demielinizzazione) interessa la guaina mielinica dei neuroni, una parte del sistema nervoso fondamentale per il suo corretto funzionamento. Il nome della malattia deriva dal tessuto cicatriziale (sclerosi) che si forma in seguito al danno.
Quali sono i soggetti più colpiti? Sono state individuate le cause?
L’esordio della malattia avviene solitamente in età giovanile, tra i 20 e i 40 anni di età. Il sesso femminile è maggiormente interessato rispetto a quello maschile e non vi è ereditarietà per questa malattia.
Per lo sviluppo della patologia sono necessari predisposizione genetica e determinati fattori ambientali e immunitari. Le cause che portano allo sviluppo della malattia sono ancora da chiarire. Ma sembra che sia un’infezione virale a innescare la risposta autoimmunitaria verso il sistema nervoso in questi soggetti a rischio, portando al danneggiamento della guaina mielinica con conseguente rallentamento o interruzione dell’attività del sistema nervoso e manifestazione dei sintomi della malattia.
Quali sono i sintomi iniziali? 
A seconda delle aree del sistema nervoso interessate e dall’entità della danno in atto, la manifestazione clinica d’esordio può avvenire in differenti forme che possono essere molto differenti da caso a caso. I sintomi, solitamente percepiti dal paziente in alcune aree del corpo, sono la perdita di forza o della sensibilità (sensazione di intorpidimento o formicolio).
La malattia è cronica e progressiva, può manifestarsi in più forme a lenta o rapida progressione. Quella recidivante-remittente è la più comune di esse, ha un andamento “a gradoni” caratterizzato da periodi in cui il paziente sta bene ed è stabile e altri in cui ha un improvviso peggioramento della funzione neurologica (recidiva) con aggravamento dei sintomi della malattia. Questi attacchi clinici seguono all’esordio iniziale, l’andamento della malattia sarà più favorevole nel caso in cui trascorra molto tempo tra una recidiva e la successiva. 
I sintomi che si presentano nelle fasi iniziali della malattia tendono a regredire senza lasciare segni mentre nelle fasi avanzate, a causa di un incompleto recupero in seguito alle recidive, si accumulano progressivamente deficit di forza e sensibilità, problemi di equilibrio e coordinazione, difficoltà a camminare, sensazione perenne di stanchezza, aumento del tono muscolare (spasticità).
Come si deve comportare una persona che riscontra questi sintomi?
In caso di manifestazione di uno o più dei sintomi precedentemente descritti, è opportuno sottoporsi a visita medica specialistica. Il neurologo raccoglierà le informazioni necessarie e successivamente svolgerà l’esame obiettivo neurologico. Nei casi in cui viene ritenuto necessario un approfondimento, possono essere prescritte indagini strumentali (risonanza magnetica, test dei potenziali evocati, esame del liquido cefalorachidiano) per arrivare alla diagnosi, che non sempre è semplice a causa della moltitudine di forme e manifestazioni cliniche di questa malattia. Il trattamento farmacologico ha come obiettivo rallentare la progressione della malattia e ridurre il numero e la frequenza delle ricadute. La possibilità di effettuare una diagnosi precoce, grazie all’attenzione posta ai primi sintomi e alle indagini strumentali svolte, permette di gestire meglio la malattia. Iniziare il prima possibile le cure aiuta a rallentarne la progressione.
Cosa può essere d’aiuto per limitare la progressione?
La fisioterapia, in aggiunta al trattamento farmacologico, è utile per rallentare il peggioramento della malattia. A causa della sensazione di fatica, la riduzione di forza e la difficoltà del cammino il paziente tende a sviluppare uno stile di vita sedentario che può portare al decondizionamento aerobico e al sovrappeso. Si raccomanda il mantenimento di uno stile di vita attivo, con la buona abitudine di fare una passeggiata quotidiana. Lo svolgimento di attività aerobica e esercizi di rinforzo possono migliorare le capacità residue del paziente, migliorando forza muscolare, resistenza alla fatica, condizionamento cardiorespiratorio e umore. Durante lo svolgimento dell’attività fisica è fondamentale rispettare la fatica percepita dal paziente.
In fasi avanzate della malattia i disturbi del cammino sono frequenti e spesso portano a cadute. Al fine di prevenirle va migliorata la stabilità del cammino e se necessario vanno individuati ausili adeguati per aumentarne la sicurezza.
L’obiettivo della presa in carico del paziente deve essere stabilito a seconda delle specifiche necessità, raggiungendo se possibile una maggiore indipendenza e migliorando la qualità della vita.

 

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Il protocollo POLICE nella gestione degli infortuni muscolo-scheletrici

Il protocollo POLICE nella gestione degli infortuni muscolo-scheletrici
Abbiamo chiesto al nostro fisioterapista Azimut Moreno Brustia di raccontarci del protocollo POLICE spiegandoci come funziona. 


Cosa s’intende per “protocollo POLICE”?


Si tratta di un moderno metodo di “primo soccorso” per il trattamento di infortuni muscolo-scheletrici. Tradizionalmente, come metodo di primo soccorso per questo genere di infortuni, veniva utilizzato il metodo PRICE (Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation), ora sostituito dal più aggiornato protocollo citato in precedenza.

In cosa consiste il nuovo protocollo POLICE?


Dopo aver escluso la presenza di fratture ossee tramite adeguate indagini strumentali, è importante approcciarsi alla fase acuta con le 5 fasi che consistono in:
Protection (Protezione): ovvero proteggere (senza immobilizzare definitivamente) l’area infortunata per evitare ulteriori danni ai tessuti. Questo può avvenire, ad esempio, utilizzando delle stampelle in caso di infortunio all’arto inferiore. 
Optimal Loading (Carico ottimale): ovvero stimolare il processo di guarigione dei tessuti danneggiati con la giusta quantità di carico e di attività. Questo è il punto chiave del nuovo protocollo, che si discosta dalla più vecchia ipotesi di un riposo assoluto. È compito dell’équipe riabilitativa indicare quale sia tale quantità di carico.
Ice (Crioterapia): per rallentare e prevenire un ulteriore edema post-traumatico. Inoltre, il ghiaccio può risultare utile nella gestione degli stimoli dolorosi e dello spasmo muscolare protettivo che si instaura dopo un infortunio. È importante non effettuare mai un’applicazione diretta del ghiaccio, è preferibile avvolgerlo in un asciugamano o un panno umido.
Compression (Compressione): per prevenire un possibile gonfiore come conseguenza del processo infiammatorio post-traumatico. Per questo punto in alcuni infortunii, come ad esempio la distorsione di caviglia, è di fondamentale importanza un bendaggio compressivo adeguato con materiali e tecniche corrette, in modo da ottenere il risultato desiderato.
Elevation (Elevazione): mantenere l’arto infortunato in posizione elevata rispetto al resto del corpo quando possibile per aumentare il ritorno venoso, ridurre la pressione idrostatica e l’edema facilitando la rimozione dei liquidi accumulati nella sede di lesione.
Il metodo POLICE può dunque essere utilizzato, previo accertamenti per escludere altre complicanze e sempre seguendo le linee guida, dal personale sanitario formato come metodo di gestione post-infortuni muscolo-scheletrici.

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La capsulite adesiva spiegata dal fisioterapista Azimut Moreno Brustia

La capsulite adesiva, o frozen shoulder, è una delle più comuni cause di dolore e rigidità della spalla. Si sviluppa prevalentemente in soggetti di sesso femminile con età compresa tra i 50 e i 60 anni e, generalmente, viene colpito uno dei due lati senza particolari preferenze. Sull’argomento oggi  intervistiamo Moreno Brustia, nuovo fisioterapista Azimut.

Quali sono le cause?

È possibile classificare questa condizione patologica secondo due categorie, in base alle cause e all’insorgenza: la capsulite primaria che ha insorgenza più insidiosa e idiopatica (non è dovuta a cause esterne note, ovvero è apparentemente senza causa) e la capsulite secondaria che insorge generalmente in seguito a traumi o a una successiva immobilizzazione.

Quali sono le principali fasi della patologia?

In genere l’esordio e la progressione dei sintomi sono molto graduali, secondo tre fasi:
Congelamento o stadio doloroso (3-9 mesi) in cui i movimenti sono possibili, ma molto dolorosi, e l’articolarità va man mano a ridursi.
Spalla congelata o stadio di transizione (4-12 mesi) in cui si ha una riduzione del dolore, ma una forte limitazione dei movimenti (e un progressivo indebolimento muscolare).
Scongelamento (12-24 mesi) in cui si ha un graduale miglioramento dei movimenti della spalla fino al recupero, parziale o totale, della funzionalità.

Qual è il percorso terapico corretto?

Le linee guida ufficiali per questo tipo di patologia  propongono come trattamento un approccio multidisciplinare che combinano somministrazioni farmacologiche di corticosteroidi (infiltrazioni intra-articolari o terapia orale) e sedute di fisioterapia in cui si effettuano mobilizzazioni della spalla e stretching. In questo modo è possibile ottenere un miglioramento del dolore e della funzionalità della spalla a breve termine (4-6 settimane).
Può essere inoltre utilizzata come proposta riabilitativa l’idrochinesiterapia che, grazie ai benefici dell’acqua su un corpo in immersione e combinata con terapie corticosteroidee, si è dimostrata essere un importante trattamento molto valido di esercizio terapeutico attivo.

Qualunque sia l’approccio terapeutico scelto dal team multidisciplinare, è fondamentale in questa patologia un intervento tempestivo ad avvenuta diagnosi, in modo da limitare il dolore fin dalle prime fasi e mantenere una buona funzionalità di spalla in vista dei lunghi tempi di risoluzione propri della capsulite adesiva.

 

 

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Milco Zanazzo racconta il 7° Congresso Nazionale SIGASCOT

Lo scorso 5 ottobre il nostro Fisioterapista Milco Zanazzo ha partecipato al 7° Congresso Nazionale SIGASCOT. Abbiamo deciso di intervistarlo per farci raccontare l'esperienza.

Sei membro del Comitato Riabilitazione da quando questo è stato costituito. 
Quali opportunità e impegni ti si sono presentati in questi anni?

 
Vero, da ormai 5 anni faccio parte di questo Comitato con Medici Fisiatri ed altri fisioterapisti di un po' tutta Italia. Ci occupiamo di diffondere cultura riabilitativa tra i colleghi con l'organizzazione di corsi e convegni oltre che con la pubblicazione di monografie ed articoli di argomento fisioterapico.
A Bologna ho moderato una sessione di comunicazioni libere.

Quali tematiche ha toccato il Congresso?
Sono state affrontate la chirurgia e riabilitazione di tutte le patologie ed i distretti articolari del corpo umano, in particolare nella sessione riabilitazione il trattamento dell'inibizione artrogenica.
 
Il prossimo impegno?

Il prossimo Congresso Nazionale si terrà a Roma nel 2020. Ma prima di questa data ci sono tanti altri impegni. A cominciare da mercoledì  21 novembre, dove abbiamo organizzato un Rehab Spritz presso la Casa di Cura Privata del Policlinico di Milano, sarà un appuntamento breve sul trattamento della patologia femoro-rotulea dove ci confronteremo con alcuni ortopedici meneghini sul trattamento conservativo e post-chirurgico. 

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