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La distorsione di caviglia: tipologie, cause, prevenzione e riabilitazione

La distorsione è la perdita momentanea ed incompleta dei rapporti articolari tra due capi ossei, nel caso della caviglia questa perdita dei rapporti articolari coinvolge le ossa distali della gamba (Tibia e Perone) e il primo osso del piede (Astrogalo). Questa distorsione viene definita correttamente "Tibio-Tarsica".

Se ne parla come uno dei traumi più frequenti, è vero e se lo è come mai?

Le statistiche parlano chiaro, solo in Italia vengono contati circa 5.000 traumi distorsivi al giorno. Sicuramente questa tipologia di distorsione è la più frequente in ambito sportivo, ma anche nella vita quotidiana. La frequenza elevata dipende proprio dalla stessa anatomia dell'articolazione su cui carica l'intero peso corporeo e soprattutto, i movimenti che questa permette.

Quali sono gli sport in cui si registrano più traumi distorsivi?

La pallavolo (56%), seguita subito dal basket (55%) e poi dal calcio (51%). Tuttavia, anche la corsa di resistenza espone ad un alto rischio di distorsione (40%).
Ma appunto, si tratta di un trauma molto comune anche nella quotidianità di persone dedite a una vita sedentaria.

Tutte le distorsioni sono uguali?

No, le distorsioni di caviglia possono essere suddivise in:
distorsione laterale di caviglia che è anche la più frequente (80%) e distorsione mediale (1-3%); poi possono presentarsi delle lesioni associate come fratture e lesioni tendinee.
Può venire inoltre coinvolta la sindesmosi tibio-peroneale o l’articolazione sotto-astragalica.

Esistono dei fattori che possono predisporre a una distorsione?

Certamente sì, prima di tutto delle caratteristiche morfologiche. Lassità capsulo-legamentosa costituzionale, sovrappeso, disimetrie, anomalie assiali o torsionali dell'arto inferiore e squlibri posturali possono aumentare la predisposizione a traumi distorsivi. Inoltre, possono esserci anche delle caratteristiche funzionali come alterazioni dell'appoggio (anomalie del retropiede), squilibri muscolari (ipotonia peronieri), alterazioni e disturbi propriocettivi. Non sono da trascurare poi abitudini sbagliate come l'utilizzo di calzature non idonee e fattori esterni come terreni irregolari, fangosi, ghiacciati o sintetici.

Come si svolge la riabilitazione?

Innanzitutto si deve proteggere e far riposare la struttura capsulo-legamentosa lesionata.
A seconda della gravità viene proposto un diverso grado di immobilizzazione di differente durata. Spesso può essere sufficiente il confezionamento di un bendaggio funzionale per 5-7 giorni.
Successivamente si deve ripristinare la normale funzionalità nello schema del passo e nelle a.d.l.
Utilizziamo sia la terapia manuale per mobilizzare e drenare il gonfiore residuo sia le terapie fisiche (laser ad alta potenza) nel caso di persistente dolore. Il ritorno al ROM passivo ed attivo completo è necessario per l’impostazione di un adeguato Neuro Muscular Training volto al recupero dei movimenti e gesti sportivi più impegnativi e alla prevenzione delle recidive.


Esistono dei trattamenti preventivi?

Sì, è confermato che il ricorso a programmi (solitamente ciclici) di NMT appropriato possa prevenire o ridurre la frequenza di episodi lesivi traumatici anche se, come abbiamo già detto, alcuni di noi presentano indubbi e caratteristiche predisponenti.

 

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L'Osteopatia migliora le prestazioni sportive

L'Osteopatia e lo sport hanno da sempre un forte legame. Scopriamo insieme i vantaggi dell'osteopatia per gli sportivi.

L'Osteopatia può aiutare anche nella preparazione atletica?

Assolutamente sì. Già Forrest Clare "Phog" Allen, leggendario allenatore di basket, utilizzava le tecniche osteopatiche non solo per accelerare il recupero dei suoi giocatori, ma anche per la preparazione del pre-partita. Fu un pioniere, ma oggi gli atleti che si rivolgono all'osteopata sono innumerevoli. Una struttura muscolo scheletrica in buon equilibrio e libera da restrizioni di mobilità nei vari segmenti sarà in grado di meglio sopportare i carichi di lavoro e di eseguire il gesto tecnico al meglio della performance. 


Perché gli atleti dovrebbero ricorrere ai trattamenti osteopatici?

L'osteopatia, soprattutto in caso di allenamento intenso, aiuta a mantenere la piena efficienza dell'apparato muscolo scheletrico e contribuisce a migliorare le prestazioni fisiche dell'atleta.
Inoltre, in caso di infortuni i trattamenti osteopatici, attraverso varie tecniche, riducono il dolore e sono in grado di coadiuvare con efficacia il lavoro del medico e del fisioterapista per un completo e più veloce recupero funzionale .
Oltre a ciò alcuni studi svolti su sportivi sottoposti a trattamenti osteopatici hanno evidenziato, nella fase post infortunio, la diminuzione dell'utilizzo di farmaci antidolorifici.

Quali sportivi possono beneficiarne?

I trattamenti osteopatici sono utili a chi pratica qualsiasi disciplina sportiva. 
La maggior parte delle federazioni sportive nazionali ed internazionali e la quasi totalità delle squadre agonistiche di alto livello dei differenti sport integrano all'interno del loro team la figura dell'osteopata in affiancamento allo staff medico e fisioterapico.

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Azimut ha attivato la convenzione con RBMSalute e Previmedical

Abbiamo una buona notizia: Azimut ha  recentemente attivato una convenzione con RBMSalute e Previmedical. 
Quali sono i vantaggi e chi può ottenerla? Lo raccontiamo nella nostra news.

Di cosa si occupano Previmedical e RBMSalute?

Previmedical e RBMSalute offrono servizi assicurativi per la sanità integrativa. Dal 2018 sono entrati a far parte del loro circuito oltre 5 milioni di nuovi assicurati.
Nello specifico RBM Assicurazione Salute con i nuovi Piani Sanitari per gli oltre 1,5 milioni di assicurati e per i relativi familiari (coniuge e soggetti assimilati, figli) garantisce una “presa in carico” integrale delle spese sanitarie sostenute dagli assicurati in regime di assistenza diretta (struttura sanitaria e medico convenzionato) all’interno delle strutture sanitarie convenzionate abbracciando a 360° l’intero percorso di cura. 

Quali sono le novità e chi può usufruirne?

La novità principale è che Azimut fa parte delle strutture convenzionate del circuito di RBM Assicurazione Salute.
L'elenco delle aziende che hanno scelto RBMSalute per i propri dipendenti e relativi familiari è molto lungo. Queste aziende operano nei settori più disparati: credito, finanza, trasporti, ristorazione ecc... Mettiamo a disposizione il PDF scaricabile con tutte le aziende che hanno scelto questa assicurazione integrativa per i loro dipendenti.  

Se hai diritto a questa convenzione e vuoi conoscere meglio i vantaggi: chiamaci e ti forniremo tutte le indicazioni necessarie per ottenere le informazioni che cerchi. 
Contatta: Azimut Riabilitazione Biella Tel. 015 27098

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Sindrome dell'articolazione mandibolare: sintomi, cause, diagnosi e fisioterapia

 


La sindrome dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM) è la causa principale del dolore facciale, in cosa consiste? Quali sono i sintomi e le sue cause? Vi raccontiamo tutto nella nostra news.

Cosa s'intende per sindrome dell'articolazione temporo-mandibolare?

Non è possibile dare una definizione univoca di questa patologia, ma si può fare una distinzione utile tra un disordine dell'articolazione temporo-mandibolare correlato a disturbi muscolari (miogeno) o da collegarsi a reali disturbi articolari (artrogena). Tuttavia, purtroppo spesso succede che le due entità cliniche coesistano nel paziente rendendo più difficoltosa l'individuazione di una terapia corretta.
Sicuramente tra le due, la forma miogena è la più frequente e spesso correlata a bruxismo o serramento mandibolare (digrignare i denti o serrare la bocca), questa forma è tipica dei soggetti ansiosi o sotto stress.
Invece, la forma artrogena è meno frequente e può essere causata da artrite sistemica, infezioni, anchilosi, neoplasie o disordini degenerativi a carico dell'articolazione o del disco articolare.

Quali sono i sintomi riferiti dai pazienti?

Innanzitutto, diciamo che i sintomi sono variabili e dipendono dalla gravità della patologia. I pazienti lamentano spesso un dolore nella regione dell'orecchio che aumenta con il movimento della mandibola e si irradia alla testa. Nelle forme miogene il dolore può essere mono o bilaterale, mentre nelle forme artrogene, se si esclude l'artrite reumatoide, è invece monolaterale.
Può capitare che questo dolore venga ricondotto erroneamente all'otite, ma se correttamente analizzato è possibile distinguerlo da quest’ultima. Il dolore dell’ATM ha caratteristiche trafittive, come detto in precedenza, si manifesta maggiormente durante i movimenti di apertura e chiusura della mandibola o durante la masticazione quando il paziente può anche essere in grado di avvertire un rumore simile ad uno scroscio. Talvolta si verificano dei veri e propri blocchi articolari con una una limitazione dell'apertura della bocca in apertura o chiusura.

Come si effettua la diagnosi?

Oltre alla valutazione clinica la radiografia dell'articolazione può sicuramente fornire buoni elementi per la diagnosi, in alcuni casi l'odontoiatra richiederà una TC o una RMN. 
In  generale per una corretta diagnosi della patologia è fondamentale sottoporsi ad una visita odontoiatrica/ortodonzistica.


La fisioterapia può essere d'aiuto?

Nei casi in cui i danni strutturali non siano irreversibili e specialmente nelle forme miogene assolutamente sì.
Ci si avvale di particolari trattamenti manuali, come avviene nei trattamenti osteopatici spesso associati alla rieducazione funzionale e posturale. Va ricordato che il trattamento fisioterapico va sempre concordato con l’odontoiatra ed eventualmente integrato con i trattamenti ortodontici.

 

 

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Gabriele Cirillo: i miei 15 anni con la nazionale di basket

In Azimut abbiamo un medico che di tanto in tanto ci viene "rubato" dalla Nazionale, ovviamente per noi è motivo di grande orgoglio. Si chiama Gabriele Cirillo e dal 2009 è uno dei Medici Fisiatri del team Azimut Riabilitazione della sede di Milano. 
Ma da 15 anni è anche il Medico della Nazionale di basket maschile ed in precedenza ha lavorato in squadre professionistiche di serie A sia nel calcio che nel basket. In questo momento si trova a Piombino per il raduno della U18 maschile, l'abbiamo intervistato per condividere con voi la sua esperienza.


Buongiorno Gabriele, partiamo dagli inizi di questa avventura: da quanto tempo fa parte della Nazionale di basket?

Sono in Nazionale da 15 anni, ho fatto numerosi tornei internazionali e cinque campionati europei, il primo nel 2006 in Spagna con la U16 per poi arrivare sino alla U20 in Slovenia nel 2012 ed a Creta nel 2014.

Quali sono le attività che la coinvolgono durante i raduni?

Si fa sempre una visita medica generale con anamnesi accurata grazie agli staff dei club da cui provengono i giocatori, le valutazioni su vizi posturali e l'assistenza medica durante gli allenamenti e le partite.

Quali sono le criticità che si trova ad affrontare?

I giocatori si allenano la mattina ed il pomeriggio e durante il campionato europeo le partite sono giornaliere, di conseguenza lo staff medico è impegnato full time. Trattandosi di uno sport di contatto gli infortuni sono spesso causati da traumi diretti (quindi muscolari ed articolari) o da sovraccarico funzionale (tendinei).

Com'è composto lo staff della Nazionale?

Lo staff della Nazionale U18 è composto dal capo allenatore con i due assistenti, il preparatore fisico, il fisioterapista ed il Medico che si occupa anche dell'alimentazione degli atleti. È fondamentale relazionarsi con tutto il team per la prevenzione degli infortuni e per ridurre i tempi di recupero nel caso si verifichino.

La sua esperienza con la Nazionale di basket è di lunga data, ma sappiamo che ha avuto anche altre collaborazioni importanti. Quali sono state?

Ho iniziato con il calcio sempre in squadre professionistiche nel 2001 con F.C. Inter, poi Pro Sesto e A.C. Monza. Dal 2003 anche il basket a Castelletto Ticino (promozione in serie A2) con il coach Meo Sacchetti attuale CT della Nazionale A e dal 2010 al 2013 con le “mitiche scarpette rosse” dell’Olimpia Milano. Ricordo che in quegli anni molti giocatori venivano in Azimut a fare la rieducazione in acqua.

Da quali fattori dipendono i tempi di ripresa? Perché con gli atleti professionisti si riducono?

Sicuramente entrano in gioco tanti fattori tra i quali l'età e l’allenamento. E poi credo che la motivazione possa fare la differenza. Un atleta professionista è fortemente determinato e orientato alla guarigione perché vuole tornare in campo prima possibile. Questa predisposizione mentale, unita alla sinergia tra le varie figure coinvolte nell’iter riabilitativo, aiuta a ridurre i tempi per il ritorno all’attività agonistica.

Come si traduce in Azimut la sua grande esperienza a contatto con i campioni?

Essendo sia Fisiatra che Medico dello Sport cerco di sfruttare l'esperienza nelle due specialità mediche per portare dei vantaggi ai pazienti. Il fatto di aver lavorato in squadre professionistiche di serie A mi ha aiutato moltissimo a cercare di accelerare i tempi della diagnosi e limitare al massimo il margine di errore. Secondo me in Azimut troviamo l'ambiente perfetto per la riabilitazione grazie alla qualità eccellente dei nostri fisioterapisti e alla possibilità di lavorare sia in acqua che a secco. Queste condizioni sono favorevoli per raggiungere l'obiettivo fissato per il paziente.

 

 

 

 

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L'importanza della fisioterapia per rallentare la progressione della sclerosi multipla

Il nostro Fisioterapista Magarotto Alessandro racconta la sclerosi multipla e l'importanza della fisioterapia per rallentare la progressione della malattia. 

Cos’è la sclerosi multipla?
La sclerosi multipla è una patologia autoimmune demielinizzante cronica che colpisce il sistema nervoso centrale. Il danno (demielinizzazione) interessa la guaina mielinica dei neuroni, una parte del sistema nervoso fondamentale per il suo corretto funzionamento. Il nome della malattia deriva dal tessuto cicatriziale (sclerosi) che si forma in seguito al danno.
Quali sono i soggetti più colpiti? Sono state individuate le cause?
L’esordio della malattia avviene solitamente in età giovanile, tra i 20 e i 40 anni di età. Il sesso femminile è maggiormente interessato rispetto a quello maschile e non vi è ereditarietà per questa malattia.
Per lo sviluppo della patologia sono necessari predisposizione genetica e determinati fattori ambientali e immunitari. Le cause che portano allo sviluppo della malattia sono ancora da chiarire. Ma sembra che sia un’infezione virale a innescare la risposta autoimmunitaria verso il sistema nervoso in questi soggetti a rischio, portando al danneggiamento della guaina mielinica con conseguente rallentamento o interruzione dell’attività del sistema nervoso e manifestazione dei sintomi della malattia.
Quali sono i sintomi iniziali? 
A seconda delle aree del sistema nervoso interessate e dall’entità della danno in atto, la manifestazione clinica d’esordio può avvenire in differenti forme che possono essere molto differenti da caso a caso. I sintomi, solitamente percepiti dal paziente in alcune aree del corpo, sono la perdita di forza o della sensibilità (sensazione di intorpidimento o formicolio).
La malattia è cronica e progressiva, può manifestarsi in più forme a lenta o rapida progressione. Quella recidivante-remittente è la più comune di esse, ha un andamento “a gradoni” caratterizzato da periodi in cui il paziente sta bene ed è stabile e altri in cui ha un improvviso peggioramento della funzione neurologica (recidiva) con aggravamento dei sintomi della malattia. Questi attacchi clinici seguono all’esordio iniziale, l’andamento della malattia sarà più favorevole nel caso in cui trascorra molto tempo tra una recidiva e la successiva. 
I sintomi che si presentano nelle fasi iniziali della malattia tendono a regredire senza lasciare segni mentre nelle fasi avanzate, a causa di un incompleto recupero in seguito alle recidive, si accumulano progressivamente deficit di forza e sensibilità, problemi di equilibrio e coordinazione, difficoltà a camminare, sensazione perenne di stanchezza, aumento del tono muscolare (spasticità).
Come si deve comportare una persona che riscontra questi sintomi?
In caso di manifestazione di uno o più dei sintomi precedentemente descritti, è opportuno sottoporsi a visita medica specialistica. Il neurologo raccoglierà le informazioni necessarie e successivamente svolgerà l’esame obiettivo neurologico. Nei casi in cui viene ritenuto necessario un approfondimento, possono essere prescritte indagini strumentali (risonanza magnetica, test dei potenziali evocati, esame del liquido cefalorachidiano) per arrivare alla diagnosi, che non sempre è semplice a causa della moltitudine di forme e manifestazioni cliniche di questa malattia. Il trattamento farmacologico ha come obiettivo rallentare la progressione della malattia e ridurre il numero e la frequenza delle ricadute. La possibilità di effettuare una diagnosi precoce, grazie all’attenzione posta ai primi sintomi e alle indagini strumentali svolte, permette di gestire meglio la malattia. Iniziare il prima possibile le cure aiuta a rallentarne la progressione.
Cosa può essere d’aiuto per limitare la progressione?
La fisioterapia, in aggiunta al trattamento farmacologico, è utile per rallentare il peggioramento della malattia. A causa della sensazione di fatica, la riduzione di forza e la difficoltà del cammino il paziente tende a sviluppare uno stile di vita sedentario che può portare al decondizionamento aerobico e al sovrappeso. Si raccomanda il mantenimento di uno stile di vita attivo, con la buona abitudine di fare una passeggiata quotidiana. Lo svolgimento di attività aerobica e esercizi di rinforzo possono migliorare le capacità residue del paziente, migliorando forza muscolare, resistenza alla fatica, condizionamento cardiorespiratorio e umore. Durante lo svolgimento dell’attività fisica è fondamentale rispettare la fatica percepita dal paziente.
In fasi avanzate della malattia i disturbi del cammino sono frequenti e spesso portano a cadute. Al fine di prevenirle va migliorata la stabilità del cammino e se necessario vanno individuati ausili adeguati per aumentarne la sicurezza.
L’obiettivo della presa in carico del paziente deve essere stabilito a seconda delle specifiche necessità, raggiungendo se possibile una maggiore indipendenza e migliorando la qualità della vita.

 

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