29/03/2018

Instabilità post-traumatica del gomito: la riabilitazione spiegata dalla Ft Elena Negro

La lussazione del gomito è solo apparentemente rara. In realtà a livello statistico è la seconda più frequente, dopo quella di spalla, e in ambito pediatrico addirittura la più frequente.

La causa è solitamente da ricercarsi nella caduta con il braccio leggermente flesso e la mano che cerca l’appoggio con il palmo. Quasi sempre, è facilmente riconoscibile per la tumefazione e la deformità del gomito, il dolore intenso e l’incapacità di compiere alcun movimento.

Come va affrontata?

Il trattamento immediato nel caso di un’instabilità semplice (dovuta cioè esclusivamente a lesioni legamentose) consiste nella riduzione, da eseguire sempre in ospedale sotto anestesia, previa effettuazione di radiografie che escludano la presenza di fratture ossee. L’ortopedico effettuerà inoltre test clinici per verificare la tenuta legamentosa e decidere il trattamento più consono per quel tipo di trauma su quel tipo di paziente. Se l’apparato legamentoso ha mantenuto una buona funzione ed il gomito dopo la riduzione tende a mantenere la posizione si procede con un trattamento conservativo che parte da un’immobilizzazione con gesso o tutore articolato per 4-6 settimane.
La mobilizzazione passiva ed auto-assistita inizia immediatamente per limitare la formazione di aderenze cicatriziali eccessive. La mobilizzazione, in flesso-estensione e prono supinazione, deve essere condotta inizialmente in un range of motion ridotto ed indolore, per poi aumentare gradualmente verso i limiti articolari prefissati. Rimosso il tutore si possono introdurre i primi esercizi attivi controresistenza e con piccoli sovraccarichi, sempre nell’arco di movimento consolidato mentre passivamente si può cercare gradualmente di raggiungere l’escursione articolare completa.
Una volta raggiunta l’escursione articolare completa, si possono proporre esercizi progressivi di rinforzo muscolare.
La componente dinamica  venire proposta solo dopo la visita ortopedica di controllo (generalmente a tre mesi dal trauma), insieme ad alcuni esercizi sport specifici di ri-atletizzazione.

E nei casi più complicati?

Nel caso invece la tenuta legamentosa sia insufficiente ed il gomito tenda a ri-lussarsi, o quando la lussazione sia irriducibile con frammenti osteocartilaginei o dei tessuti molli che entrano in articolazione, si deve procedere al trattamento chirurgico appropriato.
Nel caso di instabilità complessa (presenza di fratture concomitanti) spesso la chirurgia di osteosintesi o protesizzazione è indispensabile, anche se a volte, in particolar modo nel paziente molto anziano, si può propendere per il trattamento conservativo. 
La riabilitazione diventerà a questo punto estremamente diversificata, a seconda della tipologia di chirurgia effettuata, e concordata attentamente con chirurgo e paziente.

Quali sono le complicanze più comuni?

Le complicanze più frequenti nelle instabilità semplici sono sicuramente le instabilità croniche. Mentre nelle complesse, operate e non, sono le rigidità articolari (causate da retrazioni capsulo-legamentose o ossificazioni eterotopiche), anche se possono accadere lesioni vascolari o nervose, in particolar modo del nervo ulnare.