15/12/2017

L'importanza della fisioterapia dopo l'intervento di artroprotesi dell'anca.

Oggi parliamo dell'intervento di sostituzione dell'anca e dell'importanza del percorso riabilitativo post-operatorio.

 

In cosa consiste l’intervento di artroprotesi d’anca?


Si tratta di un intervento chirurgico di sostituzione dell’articolazione dell’anca con una protesi anatomica composta da materiali diversi: titanio, ceramica e materiali plastici. Ha la medesima conformazione e funzionamento dell’articolazione originaria, assecondando la normale anatomia del paziente. Vengono sostituite la parte superiore del femore e la concavità del bacino ove essa si articola, l’acetabolo.


Quando si ricorre a questo intervento?


A mali estremi, estremi rimedi! In caso di avanzata degenerazione articolare o fratture complesse, il chirurgo propone la protesizzazione per permettere al paziente di rientrare alle proprie attività. Le diagnosi che portano il medico ortopedico a propendere per tale approccio sono molteplici: osteoartrosi avanzata, degenerazione cartilaginea, artrite, displasia dell’anca. L’obiettivo è la riduzione del dolore e il miglioramento della funzione, ove essa sia andata persa. Per il recupero completo delle funzionalità dell’impianto, dopo l’intervento è consigliabile affrontare un percorso di rieducazione.


Se l’articolazione viene sostituita per intero ed è subito funzionante, come mai si dovrebbe ricorrere alla fisioterapia?


Innanzitutto per recuperare dal periodo di immobilità relativa che segue l’operazione. Per garantire il corretto attecchimento dell’impianto il paziente è costretto all’utilizzo temporaneo di ausili per la deambulazione, ciò comporta l’inutilizzo di diversi muscoli dell’arto inferiore, che vanno mantenuti attivi e rinforzati. Inoltre, onde evitare che il corpo reagisca al corpo estraneo irrigidendosi e creando aderenze, il terapista ha inoltre il compito di mobilizzare con il giusto dosaggio l’arto del paziente e concedergli la libertà di movimento prevista dall’intervento, spesso migliore della mobilità precedente all’operazione.
È necessario sottolineare come spesso il paziente opti per l’approccio chirurgico dopo un lungo periodo di limitazione delle attività a causa di dolore e rigidità dell’anca: il paziente dovrà dunque reimparare a usare la propria gamba ad un livello di attività a cui non era più abituato, riattivando e rinforzando muscoli atrofizzati e imparando a gestire la ‘nuova’ gamba.

Come si svolge la fisioterapia post-intervento?


La prima fase della riabilitazione si svolge direttamente nella struttura dove viene effettuata l’operazione o in strutture dedicate, che comprendono il servizio di degenza. Solitamente i pazienti iniziano il percorso riabilitativo all’interno di una struttura come la nostra a circa 10-15 giorni dall’intervento.
Gli obiettivi del trattamento riabilitativo sono la riduzione del dolore e il ritorno alle attività di vita quotidiana. Esistono diverse vie di accesso chirurgico che condizionano il nostro lavoro ma a grandi linee, ogni seduta comprende un trattamento manuale da parte del terapista, per migliorare la mobilità della nuova articolazione, rilassare i muscoli e drenare eventuali edemi ed ematomi post-intervento. Segue una sessione di esercizi finalizzati al rinforzo di tutto l’arto inferiore, al recupero del corretto schema del cammino e al ripristino di attività quotidiane come salita e discesa delle scale, passaggi posturali e attività di autocura come la vestizione.
Per un recupero più rapido, nelle fasi iniziali del trattamento proponiamo l’aggiunta dell’idrokinesiterapia, vale a dire lo svolgimento di esercizi in piscina: la riduzione del peso corporeo all’interno dell’acqua permette al paziente di effettuare esercizi in statica e di cammino precocemente, iniziando a condizionare il corpo allo svolgimento dei gesti più importanti della vita di tutti i giorni ancor prima di rimuovere gli ausili per la deambulazione.


Quanto dura il percorso riabilitativo?


Solitamente la riabilitazione, salvo complicanze, ha una durata di circa 8-10 settimane, con una cadenza di 2-3 sedute settimanali, al termine delle quali il paziente è in grado di svolgere facilmente e senza dolore le attività quotidiane. Il percorso può avere durata variabile a seconda delle capacità soggettive di recupero del paziente o di particolari richieste funzionali.


La presenza della protesi limita la vita della persona?


Solo parzialmente, e in maniera relativa. L’anca protesizzata comporta una riduzione del dolore e un’aumentata funzione rispetto ai momenti antecedenti l’intervento, è dunque una scelta volta al miglioramento delle attività, non a una loro limitazione. Esistendo in letteratura le possibilità di usura precoce dell’impianto e di lussazione in caso di forti impatti, alcune attività sportive vengono sconsigliate, tuttavia molti sport sono concessi: tennis in doppio, nuoto, ciclismo ed altri, da valutare caso per caso a seconda delle capacità del paziente.
L’intervento di artroprotesi non è dunque limitante se si considerano i motivi che solitamente portano a questo tipo di scelta. Gli ottimi risultati di tale approccio lo hanno reso un intervento dalla larga diffusione, effettuato con tecnologie all’avanguardia. I rischi ridotti al minimo, i brevi tempi di recupero e i buoni risultati funzionali soddisfano in pieno il paziente a cui non è restituita solo l’anca, ma le attività basilari della vita in libertà dal dolore.