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Giornata Mondiale del Diabete 2019: il "piede diabetico", altre complicanze e possibili terapie

Nella Giornata Mondiale del Diabete abbiamo dedicato un approfondimento per conoscere meglio quali sono le complicanze legate a questa patologia.

Le complicanze riguardano tutti?

Le complicanze croniche del diabete colpiscono sia i pazienti affetti da diabete di tipo 1 sia quelli a cui è stato diagnosticato il diabete di tipo 2. Sono però questi ultimi i soggetti maggiormente a rischio che manifestano le patologie di cui parleremo di seguito dopo circa 10 anni dalla comparsa della malattia. 

Quali sono le parti del corpo più colpite? 

Le complicanze croniche del diabete possono indebolire notevolmente l’organismo colpendo alcuni degli organi più importanti, quelli maggiormente a rischio sono gli occhi e il sistema cardiovascolare. Ma anche i reni, il sistema nervoso e il sistema neurovegetativo. 

Quali sono le complicanze più frequenti? 

Mediamente le complicanze che si verificano più spesso sono:

  • Retinopatia, una lesione dei vasi sanguigni che si trovano nella parte posteriore dell’occhio. Questa malattia può essere emorragico-essudativa oppure proliferativa. In particolare quest’ultima comporta maggiori rischi, tra cui la perdita totale o parziale della vista, e richiede un intervento tempestivo 
  • Neuropatia, una malattia del sistema nervoso che colpisce circa il 30% dei diabetici. Nella maggior parte dei casi si presenta sotto forma di intorpidimento e formicolio agli arti, dolori ai polpacci simili ai crampi e ulcerazioni alla pianta dei piedi. Se non diagnosticato in tempo, questo disturbo può degenerare nel “piede diabetico”, responsabile di lesioni vascolari e nervose che provocano deformazioni ossee e disturbi della vascolarizzazione terminale 
  • Nefropatia diabetica, responsabile del malfunzionamento dei reni, incapaci di filtrare adeguatamente le scorie del metabolismo. Nella sua forma più grave può portare all’insufficienza renale e al trapianto dei reni
  • Disturbi intestinali, vescicali e sessuali, sotto forma di dissenteria, incontinenza urinaria e disfunzione erettile
  • Coronaropatia e vasculopatia cerebrale, tra cui infarto acuto del miocardio, espressione cronica dell’angina pectoris e ictus cerebrale 

Quando sono più temibili? 

Paradossalmente da quello che si potrebbe pensare, le complicanze sono più temibili quando la malattia non è ancora stata diagnosticata. Rimanendo silente e non debitamente curata, può attaccare con estrema facilità gli organi più a rischio. 

Invece, nel caso di diabete gestionale le complicanze croniche del diabete possono influire negativamente sul corretto sviluppo del feto causando malformazioni congenite e addirittura un alto rischio di mortalità perinatale. 

Oltre a seguire una corretta terapia farmacologica, la fisioterapia può essere d'aiuto? 

Sì, la fisioterapia può essere un valido alleato per contrastare complicanze come il “piede diabetico”. Attraverso allenamenti conformi allo stato di salute del paziente, le pratiche fisioterapiche possono combattere il degenerare dei problemi circolatori. Chiaramente è fondamentale partire da una prima visita per valutare le condizioni iniziali del paziente e stabilire un programma riabilitativo personalizzato. Nei casi più gravi potrà essere d’aiuto una ginnastica di tipo passiva, mentre nelle condizioni ottimali si procederà con un programma di ginnastica attiva. 
Anche la massoterapia di drenaggio venoso e linfatico può essere un valido alleato per ridurre l’edema dei tessuti e favorire il normale flusso sanguigno.

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Come riconoscere l'instabilità di spalla e individuare una terapia corretta

Moreno Brustia, Fisioterapista Azimut, in questa news ci aiuta a riconoscere l'instabilità di spalla e fornisce indicazioni per una terapia corretta.

Cosa si intende con “Instabilità di spalla”?


Con questo termine ci si riferisce all’incapacità di mantenere la testa omerale all’interno della fossa glenoidea della spalla. Questa condizione può avere due origini:

  • Traumatica, in cui l’instabilità anteriore è la condizione patologica che più comunemente si verifica (spesso durante attività sportive o in seguito a cadute con il braccio ruotato esternamente e abdotto a 90°)
  • Non traumatica, a sua volta suddivisa in instabilità congenita e instabilità ricorrente cronica

La stabilità della spalla è garantita da una componente statica (legamenti, cercine glenoideo, pressione negativa intra-articolare) e una componente dinamica muscolare (cuffia dei rotatori, deltoide, capo lungo del bicipite tra i più importanti). Se una o più di queste componenti sono compromesse, potrebbe verificarsi la condizione patologica di instabilità .


Come si riconosce l’instabilità di spalla?


Grazie ad una accurata anamnesi, allo studio di segni e sintomi riportati dal paziente e ad un corretto esame obiettivo, è possibile riconoscere questa problematica. Dopo aver analizzato la storia clinica del soggetto, è importante svolgere l’esame fisico alla ricerca di quelli che sono i tipici segni dell’instabilità. A supporto di questo vi sono numerosi test ortopedici provocativi tra cui: segno del solco, apprehension test, relocation test, load and shift test. 


Qual è il percorso terapico corretto?


La gestione del percorso terapico varia in base al tipo di instabilità ed è importante dunque programmare un piano terapico mirato in base alle esigenze e necessità personali del paziente. Dal punto di vista conservativo, la gestione fisioterapica deve anch’essa essere centrata e specifica per ogni paziente, ma solitamente questa prevede:

  • Allenamento per il controllo motorio dei muscoli stabilizzatori durante le attività funzionali
  • Rafforzamento specifico di muscoli quali: deltoide, muscoli della cuffia dei rotatori e muscoli stabilizzatori della scapola
  • Rieducazione posturale
  • Istruzione specifica per prevenire il ripetersi di condizioni di instabilità
  • Terapia manuale specifica per la mobilità dell’articolazione gleno-omerale, acromion-clavicolare scapolo-toracica e del tratto cervico-toracico della colonna dorsale

 

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Alla scoperta del Metodo Mézières: intervista a Elena Magni, Fisioterapista Azimut


Il metodo Mézières è nato in Francia nella prima metà del secolo scorso. Oggi la nostra Fisioterapista Elena Magni ci aiuterà a conoscere meglio questo metodo.

Di cosa si tratta?

 

Si tratta di una metodica riabilitativa che mira all’allungamento delle catene muscolari così da recuperare a funzione di ogni articolazione. 


Quali sono i presupposti del Metodo?


Prima di avvertire un dolore il corpo si difende con una posizione antalgica che presto o tardi causerà altrove dolori o alterazioni funzionali. Da qui parte la ricerca del mézièrista: ripristinando la forma si ripristina la funzione fisiologica locale e generale. I dolori della colonna vertebrale (lombalgie, cervicalgie, ecc… ), delle articolazioni, le nevralgie, scompaiono o si attenuano fortemente perché viene meno la causa che le ha prodotte: l’accorciamento delle catene muscolari.


In cosa consiste, ossia come viene applicato?


Il corpo per funzionare bene deve essere simmetrico, armonioso ed equilibrato.
Le sedute sono individuali e seguite da un fisioterapista formatosi al metodo Mézières. Durano almeno 1 ora e si svolgono a terra sui tappetini. Vengono utilizzate delle posture di allungamento che permettono di guadagnare lunghezza delle catene muscolari, elasticità e rilassamento.

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L'epicondilite laterale o "gomito del tennista" spiegata dal Fisioterapista Azimut Moreno Brustia

L'epicondilite laterale, conosciuta anche come "gomito del tennista", è una delle più comuni sindromi      da overuse che colpiscono il gomito. Oggi nell’intervista al nostro Fisioterapista Moreno Brustia affronteremo questo tema.


Quali sono le strutture interessate e chi è maggiormente colpito?


La patologia colpisce i muscoli estensori dell'avambraccio che originano dall'epicondilo laterale dell'omero e, in modo particolare, viene spesso interessato il muscolo estensore radiale breve del carpo.
L'epicondilite laterale, classificata tra le tendinopatie, colpisce prevalentemente coloro che svolgono attività ripetitive stressanti per l'arto superiore come l'utilizzo prolungato di mouse e tastiera, i movimenti ripetitivi di pronazione e supinazione, il sollevamento continuo di oggetti pesanti e l'esposizione per lunghi periodi a vibrazioni dirette.
Tra gli sport maggiormente colpiti vi sono invece: baseball, badminton, paddle, nuoto e tutti gli sport in cui il lancio è un gesto ripetuto in modo continuo. Nonostante il nome che più comunemente viene attribuito all'epicondilite, è bene ricordare che soltanto il 5% di chi ne è affetto gioca a tennis.


Quali sono le principali cause e come si presenta clinicamente?


Essendo classificata come un infortunio da overuse, il meccanismo di danno principale è l'utilizzo eccessivo dei muscoli e dei tendini dell'avambraccio e del gomito, con contrazioni ripetute e attività che creano una continua tensione nelle strutture interessate. L'uso intensivo e le continue sollecitazioni possono provocare un maladattamento della struttura miotendinea, con possibile conseguente dolore a livello dell'inserzione muscolo-tendinea.
Un recente studio ha identificato 3 principali fattori di rischio:

  1. movimentazione manuale ripetuta di carichi maggiori di 1kg.
  2. movimentazione manuale per più di 10 volte al giorno di carichi superiori a 20 kg.
  3. movimenti manuali ripetuti per più di 2 ore al giorno.

Il sintomo principale che indica una possibile presenza di epicondilite laterale è il dolore alla palpazione a livello dell'epicondilo, dove si inseriscono i muscoli estensori. Inoltre spesso vi è perdita di forza dell'estensore radiale breve del carpo.


Qual è il percorso terapico più corretto?


Il trattamento conservativo è solitamente indicato per la risoluzione della problematica. In fase acuta è spesso consigliato l'utilizzo di ghiaccio e di farmaci antinfiammatori per la riduzione della sintomatologia dolorosa e dell'infiammazione. A questi è necessario affiancare un percorso terapico mirato alla riduzione del dolore e al miglioramento della funzione. Tra le varie tecniche utilizzate trovano un buon riscontro clinico la terapia manuale, le mobilizzazioni con movimento (MWM), il rinforzo muscolare e lo stretching, le terapie fisiche come ultrasuoni e TENS, la riabilitazione gesto-specifica in base allo sport e l'educazione al controllo e alla modificazione delle attività dannose.
In particolari casi in cui la riduzione della sintomatologia dolorosa e della problematica risulta molto difficoltosa con un approccio di tipo conservativo. Dopo un’accurata valutazione da parte del personale medico, può essere preso in considerazione l'utilizzo di infiltrazioni di corticosteroidi ed eventualmente un approccio chirurgico.
Dobbiamo ricordare che non tutti i problemi laterali di gomito sono dovuti a delle tendinopatie, ma ci possono essere diverse cause di dolore, anche intra-articolari. La valutazione differenziale di un epicondilalgia deve essere molto attenta.

 

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Seminario “Timeout - Lo sport prende quota: SIGASCOT incontro il Monte Bianco”: il resoconto di Azimut

“Timeout - Lo sport prende quota: SIGASCOT incontro il Monte Bianco” è il seminario svoltosi sabato 21 settembre, presso la sala congressi della Skyway Monte Bianco a Courmayeur,  al quale hanno partecipato alcuni dei nostri terapisti e medici. Nella nostra ultima news raccontiamo la loro esperienza.


Come si è svolto l’evento?


Il convegno ha visto confrontarsi esperti medici dello sport, fisiatri, ortopedici e fisioterapisti su numerosi argomenti riguardanti gli sport di montagna ed alta quota. Questo tema di grande attualità è stato affrontato in cinque sessioni, in cui si sono toccati i più comuni e importanti sport estivi e invernali, come trail-running, sky-running, sci alpino, arrampicata sportiva, alpinismo e snowboard. 


Quali sono stati gli aspetti più interessanti del convegno?


In generale,  è stato molto utile ed importante per poter rimanere sempre informati sulle ultime novità scientifiche evidence based nell’ambito specifico della montagna. Perché questo continuo aggiornamento permette di  offrire così un miglior supporto e servizio a chi pratica queste attività sia a livello agonistico che amatoriale. Grazie ai numerosi interventi di esperti del settore sportivo di montagna, tra cui i Medici della F.I.S.I ed altri medici responsabili di gare tra cui il Tor Des Geants, è stato possibile per tutti i partecipanti aggiornarsi sulle ultime evidenze offerte dalla letteratura riguardanti le più importanti e comuni patologie che coinvolgono il mondo delle competizioni d’alta quota. Dopo una prima sezione di introduzione alla fisiologia e patologia dello sport in montagna, vi sono state interessanti esposizioni sulla patologia negli sport estivi come la corsa in montagna e l’arrampicata sportiva mentre, negli interventi pomeridiani, sono stati toccati temi riguardanti lo sci alpino, lo snowboard ed altri sport invernali. 


Qualche curiosità sulla giornata?


Durante il convegno è intervenuta  la campionessa di sci alpino Federica Brignone, che ha raccontato della sua personale esperienza riabilitativa in parte condotta in Azimut nella sede Biella. Il suo punto vista  ha aperto un confronto con quello che è il mondo della riabilitazione nel mondo professionistico degli sport invernali. Inoltre, bisogna riconoscere che è stato suggestivo partecipare al congresso organizzato da SIGASCOT sulle splendide funivie della Skyway Monte Bianco, in una giornata di EBM formativa ed interessante per tutti i medici e terapisti che hanno avuto il piacere di partecipare.

 

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Sindrome delle gambe senza riposo: sintomi, cause e possibili rimedi

La Restless Legs, ossia sindrome delle gambe senza riposo (RLS), è un disordine neurologico comune, in cui chi ne è affetto lamenta la necessità impellente di muovere le gambe. 

Nella Giornata della Consapevolezza dedicata a questa sindrome abbiamo scritto una news per conoscerla meglio.

Quali sono i sintomi?

I pazienti faticano a definire con precisione i sintomi sensitivi, in generale lamentano: contrazioni notturne delle gambe, irrequietezza motoria, prurito/solletico, formicolii alle gambe,movimenti incontrollati delle gambe e necessità di muoverle.
Certo è che la sindrome delle gambe senza riposo rientra nella lista dei disturbi del sonno. Infatti, i sintomi si aggravano con il riposo, mentre il movimento li attenua.

Quali possono essere le cause di questa sindrome?

Sicuramente la prima causa è ereditaria, la sindrome viene trasmessa mediante un meccanismo autosomico dominante. Altre cause secondarie, dove la RLS è acquisita come conseguenza di altre patologie, possono essere: amiloidosi, artrite reumatoide, celiachia, diabete, carenza di folati e di ferro, malattia di Lyme, malattie renali, Parkinson, uremia.

Cosa consigliate ai pazienti affetti da questa sindrome?

In Azimut tutto parte dalla visita fisiatrica, indispensabile per definire il Progetto Riabilitativo contenente le linee guida del programma riabilitativo.
Tuttavia, nel quotidiano è possibile assumere delle abitudini funzionali al miglioramento. 

Può farci qualche esempio?

Massaggiare i muscoli delle gambe, prendersi cura della qualità del proprio sonno, alternare impacchi caldi e freddi sulle gambe, praticare regolarmente sport, fare stretching.
Ma soprattutto è importante rivolgersi al proprio medico fin dai primi sintomi, riferendo tutte le sensazioni percepite.

Ci sono comportamenti da evitare?

Sicuramente è importante ridurre il consumo di alimenti nervini, ossia ricchi di caffeina, come: caffè, tè, cioccolato, guaranà, cola e simili.
Anche l'alcol e il fumo aggravano i sintomi della sindrome da gambe senza riposo.
L'utilizzo di farmaci antiepilettici/ansiolitici/oppiodi per lungo periodo va monitorato perché questi possono aggravare la RLS.
 

 

 

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Azimut ha attivato la convenzione con RBMSalute e Previmedical

Abbiamo una buona notizia: Azimut ha  recentemente attivato una convenzione con RBMSalute e Previmedical. 
Quali sono i vantaggi e chi può ottenerla? Lo raccontiamo nella nostra news.

Di cosa si occupano Previmedical e RBMSalute?

Previmedical e RBMSalute offrono servizi assicurativi per la sanità integrativa. Dal 2018 sono entrati a far parte del loro circuito oltre 5 milioni di nuovi assicurati.
Nello specifico RBM Assicurazione Salute con i nuovi Piani Sanitari per gli oltre 1,5 milioni di assicurati e per i relativi familiari (coniuge e soggetti assimilati, figli) garantisce una “presa in carico” integrale delle spese sanitarie sostenute dagli assicurati in regime di assistenza diretta (struttura sanitaria e medico convenzionato) all’interno delle strutture sanitarie convenzionate abbracciando a 360° l’intero percorso di cura. 

Quali sono le novità e chi può usufruirne?

La novità principale è che Azimut fa parte delle strutture convenzionate del circuito di RBM Assicurazione Salute.
L'elenco delle aziende che hanno scelto RBMSalute per i propri dipendenti e relativi familiari è molto lungo. Queste aziende operano nei settori più disparati: credito, finanza, trasporti, ristorazione ecc... Mettiamo a disposizione il PDF scaricabile con tutte le aziende che hanno scelto questa assicurazione integrativa per i loro dipendenti.  

Se hai diritto a questa convenzione e vuoi conoscere meglio i vantaggi: chiamaci e ti forniremo tutte le indicazioni necessarie per ottenere le informazioni che cerchi. 
Contatta: Azimut Riabilitazione Biella Tel. 015 27098

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