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La rottura del tendine quadricipitale: ne parliamo con Elena Negro, Fisioterapista Azimut

La rottura del tendine quadricipitale - con lesioni parziali o complete - è un infortunio invalidante che può interessare chiunque, dallo sportivo professionista alla persona anziana. Anche se solitamente a seguito di una rottura completa si richiede un intervento chirurgico per riguadagnare la piena funzionalità del ginocchio, la scelta del tipo di trattamento è chiaramente soggettiva. 

Con la nostra Fisioterapista Elena Negro parliamo delle cause, della corretta terapia riabilitativa e dei tempi di recupero. 

Che cos’è il tendine quadricipitale? 

I quattro ventri muscolari che formano il muscolo anteriore della coscia - chiamato per l'appunto quadricipite - si incontrano appena sopra la rotula formando nel loro insieme un unico tendine, il tendine quadricipitale. La rotula, a sua volta, è collegata alla tibia tramite il tendine rotuleo. Lavorando insieme, il muscolo quadricipite, il tendine del quadricipite ed il tendine rotuleo, estendono il ginocchio “raddrizzando” la gamba.

Quali sono i traumi che determinano l’infortunio? 

Cadute, contusioni o lacerazioni sono le cause più comuni della rottura del tendine quadricipitale. Inoltre, la probabilità di manifestarla è superiore quando i tendini sono già indeboliti a causa di malattie croniche quali insufficienza renale, iperparatiroidismo, gotta, leucemia, artrite reumatoide, diabete o altre malattie metaboliche. 
Anche l’uso di steroidi e antibiotici (chinolonici) può portare a lesioni tendinee.

In cosa consiste il trattamento chirurgico e quando è necessario? 

La riparazione chirurgica è un intervento che consiste nel riattaccare il tendine strappato alla parte superiore della rotula. 
La maggior parte delle persone con lesioni complete del tendine quadricipitale richiedono un intervento chirurgico d'urgenza per riparare il tendine rotto e riguadagnare la piena funzionalità del ginocchio. Spesso però, l’intervento è consigliato anche per le persone affette da lesioni parziali associate a degenerazione del tendine. 

Quali sono le possibili complicazioni della chirurgia? 

L’infezione, la mancata guarigione o deiscenza della ferita chirurgica e le complicazioni anestesiologiche sono le più comuni nel breve termine. Si aggiunge anche la trombosi venosa che viene normalmente contrastata tramite la somministrazione di farmaci che fluidificano il sangue nel periodo post-operatorio.
Nel medio e lungo periodo le complicanze possono essere la residua debolezza e talvolta la perdita di movimento. Inoltre, la posizione della rotula potrebbe essere diversa dopo la chirurgia e risultare in una condropatia secondaria femoro-rotulea.

In seguito all’intervento chirurgico si indossa il tutore? 

La riparazione chirurgica solitamente viene protetta con un tutore di ginocchio, bloccato in estensione per circa 3-4 settimane. Solo successivamente viene sbloccato gradualmente. 
In aggiunta, viene concesso sin da subito l’utilizzo delle stampelle o di un deambulatore per caricare il peso corporeo solo parzialmente sull’arto operato. 

Cosa prevede la fisioterapia per la rottura del tendine quadricipitale? 

Innanzitutto è necessario definire un Progetto Riabilitativo basato sul tipo di lesione, sul tipo di intervento chirurgico, sull’età, sulla condizione fisica e sulle richieste funzionali del paziente. 
Le terapie usate solitamente sono: 

  • massaggio della cicatrice e del quadricipite 
  • mobilizzazione rotulea e articolare 
  • rinforzo progressivo di tutta la muscolatura dell’arto lesionato.

Particolarmente utile per la rieducazione al carico ed al cammino è il lavoro in vasca riscaldata, dove la spinta di galleggiamento fornisce un valido sostegno al peso corporeo. 

Indicativamente, quali sono i tempi di recupero e i risultati attesi?

La guarigione completa richiede circa sei mesi, periodo dopo il quale è possibile tornare a svolgere la propria attività ricreativa e sportiva. In linea generale, la maggior parte delle persone può tornare alle occupazioni precedenti al termine del trattamento riabilitativo.
Solitamente chi necessita dell'intervento chirurgico guarisce meglio se la riparazione viene effettuata subito dopo l’infortunio. 

Cosa potrebbe comportare una terapia inadeguata o addirittura assente?

Senza una corretta stimolazione si potrebbero verificare debolezza della coscia, dolore al sito della lesione o cicatrici chirurgiche retraenti o cheloidee. 

Quando l’atleta può riprendere l’attività sportiva? 

Nel caso di un professionista è necessario valutare la forza delle gambe tramite test funzionali e di forza - il più comune è quello isocinetico - prima di consentire la ripresa dell’attività agonistica. L’obiettivo è che la forza della gamba operata torni ad essere almeno l’85-90% del lato sano.
L’ortopedico e il fisioterapista testano inoltre la resistenza della gamba, l'equilibrio ed il gonfiore: il ritorno allo sport agonistico viene valutato molto attentamente per evitare di incorrere in recidive della lesione.

 

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Frattura di Colles: intervista alla Fisioterapista Azimut Chiara Minetto

La frattura di Colles è comunemente nota come deformazione a dorso di forchetta, ma di cosa si tratta, chi sono i soggetti maggiormente a rischio e qual è il ruolo del trattamento riabilitativo? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato la nostra Fisioterapista Chiara Minetto.

Che cos’è la Frattura di Colles?

La frattura di Colles è una frattura completa dell’osso del radio con conseguente dislocazione ossea, deformità e impotenza funzionale. È una delle più comuni fratture del polso in seguito ad una caduta con braccia e mani distese (posizione paracadute dell’arto superiore con polso in estensione).

Chi è maggiormente a rischio?

Questo tipo di frattura si presenta frequentemente nei giovani a seguito di traumi sportivi: in particolare sono maggiormente a rischio coloro che svolgono attività come lo sci e il pattinaggio su ghiaccio, sport in cui sono numerose le cadute accidentali. Anche le persone in età avanzata sono soggette a fratture, principalmente per l’indebolimento delle ossa causato dalla vecchiaia. 
Secondo le statistiche inoltre, la frattura di Colles si manifesta più frequentemente nelle persone di sesso femminile rispetto a quelle di sesso maschile, spesso in associazione a una condizione di osteoporosi.

Quali sono i sintomi più comuni?

Gli episodi di frattura di Colles sono caratterizzati da: 

  • dolore all’avambraccio e al polso
  • intorpidimento
  • ecchimosi
  • gonfiore 
  • deformità del polso

Inoltre, tutti i segni descritti sono spesso associati all’impossibilità di afferrare e manipolare oggetti e all’aumento dell’angolo fisiologico del radio distale.

Comunemente come viene gestita la frattura di Colles?

Il trattamento medico dipende strettamente dal tipo e dalla severità della frattura, dall’età e dal livello di attività del paziente. 
Nel caso di una frattura composta il trattamento prevede solitamente un’immobilizzazione con gesso, mentre in condizione di frattura scomposta è spesso necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

Perché è fondamentale un adeguato trattamento riabilitativo?

Ad avvenuta consolidazione della frattura, è di primaria importanza avviare tempestivamente un adeguato percorso riabilitativo mirato a ripristinare l’ampiezza di movimento, la forza e la funzione del distretto.

Il percorso riabilitativo può prevedere diverse modalità tra cui: 

  • crioterapia
  • massaggio
  • stimolazione con corrente elettrica
  • mobilizzazione del distretto 
  • esercizio terapeutico mirato

Sarà a discrezione del team riabilitativo la scelta del percorso più appropriato per per la gestione del dolore e per ottenere il recupero delle funzioni perse.

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5 pillole di sicurezza per allenarsi a casa

Le palestre sono chiuse, stiamo tutto il giorno seduti e desideriamo comunque mantenere una certa attività fisica. Come risolvere questo problema? Semplice, con l’home fitness - l’allenamento casalingo - con cui si possono ottenere dei risultati eccellenti. Nella nostra ultima news daremo qualche consiglio per allenarsi comodamente a casa in totale sicurezza.

 

1. Pianificare l’allenamento

La prima cosa da fare, prima di iniziare un allenamento home fitness, è confrontarsi con un esperto del settore per selezionare e definire le attività più idonee da eseguire. Il terapista di fiducia o il personal trainer possono infatti aiutarti a definire la scheda degli esercizi, la durata di ciascun allenamento e la frequenza in cui eseguirli.

 

2. Individuare uno spazio adatto

Praticare un allenamento in tranquillità e con il giusto spazio a disposizione è fondamentale per eseguire gli esercizi in maniera corretta e per non rischiare infortuni. Tenete a distanza mobili, oggetti e spigoli che potrebbero compromettere l’attività fisica che andrai a svolgere. E perché no, se hai a disposizione un giardino riparato e confortevole, approfitta delle belle giornate per allenarti all’aria aperta: ne beneficeranno sia il corpo che lo spirito.
 

3. Fare a meno degli attrezzi (se non si è pratici)

Per allenarsi a casa non è necessario avere in dotazione delle attrezzature professionali e di grande valore. Per alcuni allenamenti si può fare affidamento agli oggetti di uso quotidiano, come una classica sedia, perfetta per eseguire gli esercizi dedicati al rinforzo degli arti inferiori. Si può fare a meno di tutto tranne del tappetino, utile per proteggere la schiena e le articolazioni dagli urti.

Anche per l’abbigliamento non sono necessari particolari dotazioni: si consiglia di indossare abiti comodi ed elastici in grado di favorire ciascun movimento. Per le scarpe? A meno che non soffriate di particolari patologie ai piedi, potete tranquillamente allenarvi scalzi oppure indossando delle calze di cotone.

 

4. Definire l’orario in cui allenarsi In generale andrebbero evitare le ore più calde della giornata.

Inoltre, sarebbe da evitare l’attività fisica dopo i pasti per non compromettere la digestione e non sentirsi appesantiti durante lo svolgimento. Si consiglia quindi di fare gli esercizi appena svegli, prima della colazione oppure a metà mattinata. In alternativa, anche le ore pomeridiane e pre-serali vanno bene.

 

5. Preferire un allenamento guidato

Tramite i nostri video tutorial avete la possibilità di seguire un corretto allenamento con il supporto di un esperto. In questo modo, oltre a risultare più facile l’esercizio svolto, si eviteranno errori nell’esecuzione.
 

I nostri esercizi realizzati dal Team Azimut, a supporto di tutta la muscolatura corporea e per tutti i livelli di difficoltà, li trovi cliccando su questo link

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FAQ - Domande frequenti sulla Malattia di Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa progressiva che coinvolge principalmente il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.  

Nella nostra ultima news parleremo dell’incidenza, delle cause e dei sintomi più comuni della malattia di Parkinson.


Si tratta di una malattia frequente?

Dopo il morbo di Alzheimer, il Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa a livello mondiale.
Le persone maggiormente a rischio sono gli adulti, nella fascia di età tra i 50 e i 70 anni. Poche volte si manifesta prima dei 40 e raramente intorno ai 20.
Per quanto riguarda l’incidenza invece, il morbo colpisce in maniera uguale i soggetti di sesso maschile e quelli di sesso femminile.


Quali sono le cause che favoriscono l’insorgere la malattia?

Le cause specifiche non sono ancora note agli studiosi, ma è risaputo che la malattia si manifesta quando la produzione di dopamina nel cervello cala in maniera consistente. Inoltre, sembrerebbe che ci siano alcuni elementi che concorrono al suo sviluppo, tra cui:

- Fattori genetici (circa il 20% dei pazienti presenta un familiare positivo alla malattia)
- Fattori tossici, quali l’esposizione - spesso per motivi lavorativi - a tossine di vario genere

 

Cosa sappiamo del tremore alle mani?

Il tremore alle mani è un sintomo abbastanza rappresentativo della malattia di Parkinson.
Si manifesta con un’oscillazione ritmica involontaria e può essere fisiologica - quando è sempre presente - oppure patologica, quando si manifesta esclusivamente durante la fase di veglia.
In alcuni casi, soprattutto quando si tratta di tremore patologico, il sintomo può interessare anche altri gruppi muscolari oltre alle mani, come la lingua, la mascella, il capo e i piedi.

 

Quali sono gli altri sintomi più comuni?

Una delle caratteristiche del morbo di Parkinson è l’elevato numero di sintomi, motori e non, spesso responsabili di invalidità di differente entità.

I sintomi motori più comuni sono:

- Rigidità agli arti, al collo e al tronco a causa di un aumento involontario del tono dei muscoli
- Bradicinesia, ossia un rallentamento nell’esecuzione dei movimenti e dei gesti
- Acinesia, ossia difficoltà nell’iniziare movimenti spontanei
- Disturbo dell’equilibrio e del cammino a causa della riduzione dei riflessi di raddrizzamento
- Instabilità posturale, prevalentemente in una fase più avanzata della malattia

Nella malattia di Parkinson però, si manifestano anche altri tipi di disturbi non motori, quali:

- Disfagia, ossia problemi legati alla deglutizione
- Perdita di tonalità della voce
- Eccessiva salivazione
- Stipsi, ossia un rallentamento delle funzionalità gastro-intestinali
- Disturbi urinari, della pressione arteriosa e dell’olfatto
- Disturbi del sonno che si manifestano con insonnia o eccessiva sonnolenza diurna
- Depressione e ansia

 

Si può morire di Parkinson?

Il Parkinson è una malattia cronica, ma di per sé non è fatale. È una patologia a progressione lenta, ma con il giusto trattamento l’aspettativa e la qualità della vita sono solo lievemente ridotte rispetto alla popolazione generale.

 

Esiste una cura?

Fino ad ora non è stato trovata una terapia specifica in grado di arrestare definitivamente la malattia. Tuttavia, la notizia positiva è che alcuni farmaci di nuova generazione si stanno rivelando molto efficaci nel contenere i sintomi, permettendo una vita di relazione migliore.

 

La fisioterapia potrebbe essere d'aiuto? Se sì, in che modo?

Assolutamente si. La rieducazione funzionale e l’attività motoria in generale sono sicuramente utili nella gestione del problema. Mantenere una buona escursione articolare, una sufficiente elasticità muscolare ed in generale una funzionalità migliore permettono alla persona di mantenere più a lungo una certa autonomia ed una più soddisfacente qualità della vita.

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Terapia personalizzata a casa e respirazione spiegata da Elena Negro per gestire lo stress

Nonostante l’emergenza sanitaria, Azimut riabilitazione sta facendo il possibile per starti vicino con programmi personalizzati e piccoli video dimostrativi per permetterti di continuare ad allenarti al tuo domicilio.

Oggi vediamo alcuni consigli sulla respirazione per la gestione dello stress della nostra Fisioterapista Elena Negro.
 


Ciao Elena in cosa consiste la terapia da casa?

Con l’emergenza in atto, abbiamo tenuto attivi solo i trattamenti domiciliari e le attività riabilitative individuali, sospendendo tutte le altre attività che si svolgevano in gruppo. Per cercare di fornire un aiuto a tutti coloro che frequentano il nostro centro per i corsi di ginnastica antalgica ed il clinical pilates, diamo la possibilità di continuare la terapia da casa, guidati dal proprio terapista di fiducia. Sarà sufficiente contattarci per ricevere il programma personalizzato, come spiego nel video pubblicato su Facebook:

https://www.facebook.com/azimutriabilitazionebiellamilano/videos/2571332996454103/

 


Come possiamo aiutarci per gestire lo stress e l’ansia di questi giorni?

Sicuramente con esercizi di respirazione. Respirare correttamente è sempre importante, lo è ancora di più in questo periodo di grande stress per tutti.
 

Esiste una respirazione giusta ed una sbagliata?

La respirazione è una funzione vitale, automatica. Eseguirla correttamente però è importante e può consentirci di ottenere numerosi vantaggi nell'organismo.

La respirazione coinvolge molti muscoli di cui il diaframma è il più importante, è un muscolo a forma di cupola, posizionato al centro del tronco, che divide la cavità toracica da quella addominale. Attraverso la sua contrazione e il suo rilassamento, otteniamo una respirazione corretta e profonda. Quando inspiriamo il diaframma si contrae abbassandosi, viceversa durante l'espirazione si alza, permettendo ai polmoni di svuotarsi.
 

Quali sono i principali vantaggi che ne possiamo trarre?

Ad esempio:
- la quantità di ossigeno che entra nel circolo sanguigno è maggiore
- migliora la digestione
- stimola i linfonodi e assiste il sistema linfatico, favorendo l'eliminazione delle tossine
- migliora la postura stimolando la muscolatura profonda del tronco (previene le contratture di collo e spalle, il mal di schiena, consente al pavimento pelvico di attivarsi correttamente)
- migliora la performance sportiva
 

Può influire sullo stato emotivo della persona?

La respirazione è legata non solo al nostro stato fisico ma, in modo importante, anche al nostro stato psicologico ed emozionale. Non è un caso che le persone che soffrono di ansia e stress abbiano spesso una respirazione "bloccata". Imparando a respirare correttamente è possibile migliorare il nostro stato emotivo eliminando o riducendo il livello di tensione.


Quali sono gli accorgimenti più immediati da prendere?

L'accorgimento più importante a cui porre attenzione è la postura, infatti la colonna vertebrale partecipa in modo attivo ai movimenti respiratori e permette al diaframma di muoversi correttamente, spesso le persone tendono a mantenere posizioni in chiusura in avanti, limitando così i movimenti che devono avvenire durante gli atti respiratori.
Il primo consiglio è di allenarsi all'autoallungamento, ovvero cercare di allungare la colonna vertebrale:

- immaginare di avere un filo sopra la nuca che tira verso l'alto
- allungarsi senza sollevare il mento, ma portarlo leggermente indietro e verso lo sterno in modo da avere le vertebre cervicali ben allineate
- abbassare le spalle e portarle indietro

In questa posizione viene già facilitato il movimento dei muscoli respiratori. Ora è importante:

- respirare lentamente
- inspirare l'aria dal naso, petto e pancia si gonfiano leggermente, la cassa toracica si apre
- espirare dal naso o dalla bocca, petto e pancia tornano alla posizione iniziale e la cassa toracica si chiude
- cercare di allungare il tempo di espirazione

Gli esercizi di respirazione possono essere eseguiti in posizione supina oppure in posizione seduta.

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