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Tu al centro della nostra attenzione: l’approccio di Azimut alla riabilitazione

Siamo un centro riabilitativo con oltre 30 anni di esperienza, specializzati nella rieducazione e nel recupero funzionale.

Un team di esperti per la tua salute

Un team di oltre 50 professionisti - tra cui fisiatri, fisioterapisti, osteopati, chinesiologi e medici dello sport - collaborano durante tutta la durata del progetto riabilitativo per offrire al paziente un percorso completo studiato appositamente sulle sue esigenze. 
L’aggiornamento continuo del nostro team altamente qualificato e l’utilizzo di apparecchiature all’avanguardia ci consentono di offrire opportunità terapeutiche in diversi ambiti: sportivo, geriatrico, pediatrico e neonatale, nelle patologie ortopediche, neurologiche, cardiovascolari, respiratorie e reumatiche. 

Tutti per uno, uniamo le nostre competenze per te

È importante che ogni paziente sia considerato nella sua globalità, ascoltato e supportato durante tutto il processo di guarigione. Il nostro approccio è multidisciplinare: l’intervento e la collaborazione di differenti figure professionali ci consente di agire su problematiche legate alle fasi della vita - ad esempio durante la gravidanza - o in situazioni di emergenza (a seguito di traumi, incidenti, dolori cronici etc.). 

Abbiamo un unico obiettivo comune: offrire soluzioni personalizzate per un benessere duraturo.

Costruiamo insieme il tuo percorso terapeutico

Il percorso terapeutico in Azimut inizia con la visita fisiatrica, utile per formulare una corretta diagnosi e per definire il progetto riabilitativo. La visita è affidata ad uno dei nostri medici fisiatri che conosce le potenzialità terapeutiche dei vari trattamenti disponibili e le differenti specializzazioni dei professionisti. Definite le linee guida della riabilitazione, il fisiatra condivide le sue ipotesi di lavoro con il paziente e con il il team Azimut. 
A questo punto iniziano le terapie, scadenziate con appuntamenti che tengono conto delle possibilità fisiologiche di recupero. Il programma riabilitativo solitamente comprende sedute multidisciplinari con il coinvolgimento di vari terapisti e strumenti. Ad esempio si alternano sedute di terapia manuale, terapie fisiche (ultrasuoni, tecar, etc.) e ginnastica in palestra o in acqua. 
L’avanzamento del processo di guarigione è monitorato da visite di controllo mirate, che possono confermare l’avanzamento del percorso riabilitativo o prevedere eventuali modifiche.
Il programma termina con la visita fisiatrica conclusiva, utile per valutare il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per fornire consigli per un benessere duraturo. 

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DOMS: perché si ha male dopo l’esercizio fisico?

La sigla DOMS - acronimo di Delayed Muscle Onset Soarness -  rappresenta uno dei più comuni indolenzimenti muscolari a insorgenza ritardata. In altre parole, si tratta della sensazione di dolore e apparente rigidità dei muscoli a seguito di un allenamento sportivo.
Approfondiamo l’argomento con il fisioterapista Azimut Moreno Brustia. 

Ciao Moreno, grazie per il tuo tempo. Parlando di DOMS, quando si manifestano? 

Solitamente si presentano a seguito di attività fisiche prolungate: ad esempio dopo una lunga corsa, una camminata o una sessione intensa di allenamento. 
La loro particolarità è di insorgere e aumentare nelle 24 ore successive all’attività fisica e avere un picco tra le 24 e le 72 ore post-allenamento. Il dolore si avverte sia durante la contrazione muscolare sia durante l’allungamento o la palpazione del muscolo. 

Come si riconoscono?

Il dolore causato dai DOMS è più intenso rispetto a quello generato dall’accumulo di acido lattico e di altre tossine che, generalmente, si risolve entro 2-3 ore. Il dolore muscolare da allenamento, infatti, sembrerebbe essere causato da piccoli micro-traumi a carico dei muscoli.

Per quanto tempo dura il dolore? 

Tendenzialmente la sensazione di indolenzimento si riduce o scompare entro 7 giorni dall’attività fisica che lo ha provocato.

Come trattarli dopo un allenamento intenso e prolungato? 

Nel caso in cui i DOMS compaiano, può essere necessario rivolgersi ad un fisioterapista per la gestione ottimale del dolore muscolare, dell’affaticamento e dell’infiammazione. 
I metodi più efficaci per la risoluzione della sintomatologia sono terapie, come il massaggio, e attività a bassa intensità. 
A queste si aggiungono, grazie a nuove ricerche, anche le tecniche compressive e l’idroterapia che, grazie all’effetto drenante e alla temperatura calda dell’acqua, favorisce la risoluzione della fatica percepita e del dolore muscolare.

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Fibrosi cistica e fisioterapia, quale connessione?

La fibrosi cistica è la malattia genetica grave più diffusa. Secondo i dati della Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC), ogni anno in Italia nasce 1 bambino su 2500 affetto da fibrosi cistica, con un’incidenza di circa 200 nuovi casi.
Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e e in che modo la fisioterapia può essere di supporto. 

Cos’è la fibrosi cistica? 

Trasmessa di genitore in figlio, questa malattia causa una produzione eccessiva di muco denso e appiccicoso che tende a depositarsi nelle vie respiratorie e ad ostruirle. 
Solitamente si aggiungono anche altri sintomi, quali: 

  • disidratazione 
  • affaticamento
  • debolezza
  • colpi di calore 

Perché è fondamentale la gestione fisioterapica per questa malattia? 

Principalmente per promuovere il distacco e la rimozione delle secrezioni, ma anche per il mantenimento di una buona resistenza alla fatica e alla debolezza. In altre parole, la riabilitazione è un elemento fondamentale per la cura dei pazienti con fibrosi cistica nel corso di tutta la vita. 

Quali tecniche si utilizzano? 

Il trattamento riabilitativo comprende l’esercizio fisico e le tecniche di clearance delle vie aeree. 
L’esercizio aerobico e anaerobico è fondamentale per il mantenimento di una buona forza muscolare, di una corretta postura e di una buona flessibilità delle catene muscolari. Inoltre, l’esercizio aerobico aiuta a mantenere una buona funzionalità polmonare. 
Le tecniche di clearance delle vie aeree hanno lo scopo di “pulire” le vie respiratorie e facilitare l’eliminazione del muco: al paziente viene richiesto di effettuare, in modo ciclico, delle inspirazioni e delle espirazioni attive non forzate. 

Uno strumento molto utilizzato è la PEP-mask: agisce creando una resistenza durante l’espirazione attiva, che può essere modificata con diverse resistenze. Questo procedimento permette di creare una pressione positiva che fa arrivare l’aria in tutte le vie secondarie dell’albero bronchiale. Inoltre, spinge le secrezioni muscose verso la trachea per poi espellerle. 

Il ruolo del fisioterapista è fondamentale nella gestione e nella scelta delle corrette resistenza da applicare alle varie fasi del programma riabilitativo, oltre che nell’insegnamento e nel controllo della corretta meccanica respiratoria utile a favorire la disostruzione delle vie aeree.

La gestione dei pazienti con fibrosi cistica deve essere fatta in modo continuo e specifico, all’interno di strutture attrezzate e da parte di fisioterapisti formati nella gestione di queste problematiche. 

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International Streaming Festival di Siagascot 2021: il resoconto di Azimut Riabilitazione

In occasione dell’International Streaming Festival di Siagascot - tenutosi a Milano il 19 e 20 marzo 2021 - Azimut era presente con Federico Sonnati, fisioterapista nella sede di Biella. In veste di relatore, durante la sessione dedicata alla gestione rapid recovery, ha parlato della “preabilitazione” per le protesi di anca e ginocchio nei pazienti sottoposti ad artroprotesi. 

Ha voluto condividere con noi la sua esperienza, raccontandoci i contenuti portati al Congresso.

Cosa si intende con “preabilitazione” quando si parla di interventi di protesi? 

Intendiamo il ciclo fisioterapico che sarebbe opportuno intraprendere prima di essere operati di protesi all’anca o al ginocchio.
Nel corso degli ultimi anni è stato provato come lo svolgimento della fisioterapia, in vista dell’operazione, migliori notevolmente i risultati dell’intervento: il paziente ha un recupero più rapido e può quindi tornare a camminare e a svolgere le attività quotidiane in minor tempo. 

La sostituzione articolare è un intervento invadente, in che modo la fisioterapia prima dell’operazione può velocizzare la riabilitazione?

Solitamente, a causa del dolore e del relativo poco uso, il paziente artrosico presenta debolezza e rigidità nella gamba afflitta dal problema.
Una volta effettuata l’operazione, l’articolazione tornerà ad essere mobile e non dolente, ma tutta la muscolatura dell’arto risulterà atrofizzata (a causa della precedente disabilità).
Alla debolezza va a sommarsi un’ulteriore perdita di forza dovuta all’allettamento, immobilità che però è necessaria - nei giorni successivi al ricovero - per permettere ai tessuti operati di guarire.
Il paziente che, nel periodo precedente l’intervento, ha svolto un percorso di rinforzo muscolare limiterà notevolmente l’impatto di questi eventi: se la nuova articolazione trova intorno a sé una buona muscolatura, il percorso post-operatorio risulta più breve e si possono evitare inconvenienti come ricoveri aggiuntivi e l’uso prolungato delle stampelle.

Come si svolge la "preabilitazione"?

L’obiettivo principale è il rinforzo: la maggior parte della fisioterapia si concentra sullo svolgimento di esercizi - a corpo libero o con le macchine - che il terapista dovrà modulare a seconda della gravità della patologia in atto.
Proprio a causa della natura dell’artrosi, che tende a limitare i movimenti in carico, spesso viene associato anche l’esercizio in acqua, particolarmente confortevole grazie alla minore gravità.
In aggiunta, il terapista ha il compito di mobilizzare le articolazioni del paziente, per ridare elasticità a tutti i tessuti, ancora prima che il chirurgo intervenga su di essi. Per raggiungere questi risultati, il ciclo deve durare 6 settimane.

In altre parole, le energie investite prima dell’operazione fanno guadagnare tempo e benessere dopo l’operazione, quando a causa dell’intervento l’allenamento risulta più difficile.

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La sindrome post Covid-19, quello che c’è da sapere

Il Covid-19 è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus SARS-CoV-2, appartenente alla famiglia dei coronavirus. Si tratta di una polmonite interstiziale caratterizzata da un forte processo infiammatorio nello spazio tra gli alveoli in cui avviene lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica.
Insieme al Dott. De Ruvo e al fisioterapista Magosso facciamo chiarezza sui sintomi che caratterizzano la sindrome post Covid-19. 

Cosa succede quando si contrae la malattia?

Nei casi sintomatici più gravi, si verifica un’alterazione delle condizioni fisiologiche definita insufficienza respiratoria. Da qui in poi, può avere origine una cascata di eventi che compromettono la funzionalità di diversi organi (cuore, reni, fegato e cervello). 

Quali sono i sintomi del Covid-19 che interessano l’apparato muscolo-scheletrico?

L’interessamento del sistema cardiovascolare e respiratorio non può che inficiare l’apparato muscolo-scheletrico determinando un quadro di stanchezza estrema con affanno e dolore alle articolazioni, sia durante il corso della malattia sia nel lungo periodo. Nei casi più gravi porta a sarcopenia, ossia ad una grossa perdita di massa muscolare, per lo più dovuta all’allettamento prolungato.

Quindi, cos’è la sindrome post Covid-19? 

Sono numerosi i casi di persone che, anche a distanza di tempo dalla risoluzione della malattia, riferiscono la persistenza di almeno un sintomo, soprattutto stanchezza intensa e affanno. Per questo motivo, vista la forte casistica, si è iniziato a parlare di Sindrome post Covid-19.

Ci sono dei rischi se non si interviene in tempo? 

Chi presenta questi sintomi, se non corre ai ripari in tempi brevi, rischia di entrare in un circolo vizioso in cui l’affanno e il dolore toracico portano a muoversi meno. Il poco movimento determina un’ulteriore debilitazione che, a sua volta, può portare debolezza muscolare ingravescente, ossia debolezza che comprende i muscoli della respirazione. Di conseguenza, il paziente fa sempre più fatica anche a svolgere le semplici attività di vita quotidiana. 

Meno respiro > meno moto > meno muscoli > più fatica > meno respiro

Come se non bastasse, a tutto questo si associa un disturbo da stress post-traumatico che si manifesta con: 

  • sensazione di mancanza d’aria 
  • incapacità a svolgere semplici attività
  • isolamento sociale

Ci sono delle attività che possono essere d’aiuto?

Riteniamo particolarmente utili nella fase di riabilitazione: 

  • esercizi di respirazione in-out con naso e bocca, possibilmente in posizioni differenti. Eventualmente, si possono utilizzare ausili come pep-bottle o coach2
  • esercizi di mobilizzazione generale e tonificazione muscolare: possono essere eseguiti a corpo libero, con dei pesi leggeri o con degli elastici, facendo attenzione ad abbinare ciascun esercizio alla respirazione 
  • allenamento aerobico - ad esempio cyclette, tapis roulant o camminata all’aperto - 3 volte a settimana per almeno 30 minuti 

Altri consigli per affrontare la sindrome post Covid-19

È altrettanto importante mantenersi idratati - bevendo 1,5/2 lt di acqua al giorno - e seguire un’alimentazione equilibrata. È consigliabile aumentare l’apporto proteico giornaliero e mantenere una porzione di carboidrati integrali ad ogni pasto al fine di aiutare il recupero di massa muscolare e forze. Non devono mancare frutta e verdura - per sostenere la funzionalità intestinale e per equilibrare la flora batterica - e l’Omega 3-6 per un’azione anti-infiammatoria. Inoltre, si consiglia di ridurre gli zuccheri che aumenterebbero lo stato infiammatorio. 

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