11/11/2019

Come riconoscere l'instabilità di spalla e individuare una terapia corretta

Moreno Brustia, Fisioterapista Azimut, in questa news ci aiuta a riconoscere l'instabilità di spalla e fornisce indicazioni per una terapia corretta.

Cosa si intende con “Instabilità di spalla”?


Con questo termine ci si riferisce all’incapacità di mantenere la testa omerale all’interno della fossa glenoidea della spalla. Questa condizione può avere due origini:

  • Traumatica, in cui l’instabilità anteriore è la condizione patologica che più comunemente si verifica (spesso durante attività sportive o in seguito a cadute con il braccio ruotato esternamente e abdotto a 90°)
  • Non traumatica, a sua volta suddivisa in instabilità congenita e instabilità ricorrente cronica

La stabilità della spalla è garantita da una componente statica (legamenti, cercine glenoideo, pressione negativa intra-articolare) e una componente dinamica muscolare (cuffia dei rotatori, deltoide, capo lungo del bicipite tra i più importanti). Se una o più di queste componenti sono compromesse, potrebbe verificarsi la condizione patologica di instabilità .


Come si riconosce l’instabilità di spalla?


Grazie ad una accurata anamnesi, allo studio di segni e sintomi riportati dal paziente e ad un corretto esame obiettivo, è possibile riconoscere questa problematica. Dopo aver analizzato la storia clinica del soggetto, è importante svolgere l’esame fisico alla ricerca di quelli che sono i tipici segni dell’instabilità. A supporto di questo vi sono numerosi test ortopedici provocativi tra cui: segno del solco, apprehension test, relocation test, load and shift test. 


Qual è il percorso terapico corretto?


La gestione del percorso terapico varia in base al tipo di instabilità ed è importante dunque programmare un piano terapico mirato in base alle esigenze e necessità personali del paziente. Dal punto di vista conservativo, la gestione fisioterapica deve anch’essa essere centrata e specifica per ogni paziente, ma solitamente questa prevede:

  • Allenamento per il controllo motorio dei muscoli stabilizzatori durante le attività funzionali
  • Rafforzamento specifico di muscoli quali: deltoide, muscoli della cuffia dei rotatori e muscoli stabilizzatori della scapola
  • Rieducazione posturale
  • Istruzione specifica per prevenire il ripetersi di condizioni di instabilità
  • Terapia manuale specifica per la mobilità dell’articolazione gleno-omerale, acromion-clavicolare scapolo-toracica e del tratto cervico-toracico della colonna dorsale