Azimut Riabilitazione
Chi Siamo
Il metodo azimut
Logo 30 anni

30 anni di Azimut Riabilitazione

 
News

I miti da sfatare sulla Sindrome di Down: intervista alla Dottoressa Alessandra Florio

La trisomia 21, come tutti sanno, è una sindrome genetica causata da un'anomalia cromosomica, ma cosa sappiamo veramente di altro? L'idea di disabilità aleggia sulla Sindrome di Down, ma è un concetto a priori che tende ad oscurare le potenzialità. 

In occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down vogliamo raccontarvi quello che forse non sapete, allineandoci con il messaggio lanciato da CoorDown.

Quante persone interessa e come viene diagnosticata?

Sulla base dei dati forniti dell’Organizzazione mondiale della sanità, si stima che ogni anno nascano dai 3.000 ai 5.000 bambini con Sindrome di Down. 
Per quanto riguarda l’Italia invece, si stima che ogni anno nasca un bambino con la sindrome ogni 1000. 
Oggi la Sindrome di Down può essere individuata prima della nascita con due esami: la villocentesi, da effettuare tra la 12° e la 13° settimana di gravidanza, o l'amniocentesi che si effettua invece, tra la 16° e la 18° settimana di gestazione.

Quante false credenze circolano su questa Sindrome?

Tantissime e infatti, CoorDown - Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down - ha addirittura elaborato un vadenecum per educare su questa condizione genetica.

Può farci degli esempi?

In tanti pensano che le persone con la sindrome di Down non vivano a lungo e si sbagliano perché oggi, queste persone hanno una discreta aspettativa di vita, stimata in un decennio inferiore alla media. Oppure si pensa che solo le mamme anziane possano avere figli con la sdD e invece, c'è solo una maggiore probabilità di incidenza in quanto i nati da madri giovani evidenziano la non corresponsione dell'età avanzata come concausa.
Oppure si crede che le persone con questa sindrome non possano raggiungere normali obiettivi di vita. E questo è falso! Con il giusto supporto è possibile: la stragrande maggioranza delle persone impara a camminare e parlare, in molti frequentano le scuole tradizionali con buoni risultati, possono superare brillantemente le sfide quotidiane, lavorare e ottenere notevoli risultati nello sport. E soprattutto da adulti possono ambire a una vita semi-indipendente. Ma l'errore più grande che viene commesso è quello di non lasciare che siano loro a dirci di cosa hanno bisogno. Proprio per questo a febbraio è stata lanciata l'indagine "Ora parlo io!".

Di cosa si tratta e cos'è emerso?

Si tratta di un'indagine online rivolta proprio alle persone con sdD volta ad indagare quali sono i loro reali desideri sui temi del lavoro, della scuola e della vita sociale. Ad esempio per quanto riguarda l'amore è emerso che il 46,5% ha una vita affettiva e oltre il 75% vorrebbe vivere un rapporto amoroso. L’88% di esse pensa che potrebbe sposarsi, ma solo il 66,5% osa esprimere questo desiderio.

Quali sono le potenzialità e le difficoltà per i bambini con sindrome di Down?

Al di là degli aspetti cromosomici la sindrome provoca un ritardo presente nelle principali funzioni, sia nella fase di sviluppo del bambino e sia nell’età adulta.
Tuttavia, è importante sapere che si tratta di un ritardo in parte recuperabile. L'intervento riabilitativo deve però essere precoce e sistematico con particolare riferimento alle aree linguistiche, motorie e neuropsicologiche.
Lavorare nel recuperare competenze ed abilità è fondamentale per portare la persona a raggiungere capacità operative anche di notevole complessità. È bene sapere che la socializzazione è indispensabile, ma non si sostituisce alla riabilitazione e che dunque, devono essere forniti tutta una serie di servizi in grado di supportare il bambino, il ragazzo e l'adulto nell'acquisizione di abilità personali.

Quali sono i benefici apportati dalla fisioterapia e dall’attività motoria? 

Un’adeguata attività motoria, soprattutto nei primi anni di vita, favorisce uno sviluppo più veloce in linea con la popolazione generale. La logopedia inoltre rappresenta un valido aiuto per rinforzare la muscolatura della bocca promuovendo l’acquisizione del linguaggio.  

 

 

 

 

...
News

Attività in funzione e attività sospese nella sede di Biella

Considerando che alcune attività espletate da Azimut Biella rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 1, comma 1, lett. S) del D.P.C.M. dell’8 marzo 2020; visto che l’ordine di sospensione di cui al menzionato art. 1, comma 1, lett. S) del D.P.C.M. dell’8 marzo 2020 è stato esteso a tutto il territorio nazionale per effetto dell’entrata in vigore del D.P.C.M. del 9 marzo 2020 sopra richiamato sino al 3 aprile 2020.

Tutto  quanto sopra premesso e considerato, in ottemperanza alle prescrizioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri sopra riportata, si comunica la sospensione delle seguenti attività:

  • ginnastica posturale,
  • ginnastica in acqua,
  • ginnastica correttiva
  • Clinical Pilates. 

Oltre all’attività domiciliare, permane in funzione l’attività riabilitativa individuale, che viene svolta separatamente in sale o ambulatori riservati, in osservazione a tutte le disposizioni sanitarie del caso.

...
News

Oltre il gomito del tennista: conosciamo meglio le problematiche legate al tennis con il Dottor De Ruvo, fisiatra di Azimut Biella

Il “gomito del tennista” – o meglio epicondilalgia laterale - è una delle problematiche più diffuse tra i tennisti, ma non è sicuramente l'unica. Mal di schiena, dolori a spalla e caviglia oltre agli infortuni muscolari sono altrettanto diffusi.

Quali sono le specificità di questa disciplina sportiva e quali parti del corpo subiscono maggiore "stress"?

Il tennis è uno degli sport più praticati in Italia e nel mondo sia a livello agonistico sia a livello amatoriale. Una delle particolarità di questa attività è che coinvolge il corpo in maniera asimmetrica: anche per questo motivo spesso insorgono delle problematiche a livello muscolo-scheletrico e tendineo. 

La problematica più nota è il "gomito del tennista", di cosa si tratta?

Il “gomito del tennista” è un infortunio da overuse causato da microtraumi o da un’eccessivo utilizzo dei muscoli e dei tendini dell’avambraccio e del gomito. L’infiammazione dolorosa si manifesta solitamente negli sportivi ( ma non solo, anche in chi utilizza massivamente le braccia nel lavoro!) che per anni hanno svolto questo tipo di attività ripetitiva e nei soggetti che hanno superato i 30 anni. 
Per riprendersi da questo infortunio è importante intervenire immediatamente rimanendo a riposo e utilizzando frequentemente il ghiaccio nell’area interessata.

In che modo vengono coinvolte le caviglie e le ginocchia? 

I movimenti improvvisi e ripetuti tipici di questo sport possono sottoporre le ginocchia e le caviglie a frequenti stress traumatici. La distorsione è il principale infortunio: questo tipo di trauma viene classificato in base al grado - da quello meno grave a quello più doloroso in cui è necessario intervenire chirurgicamente - e può allontanare lo sportivo dal campo anche per molto tempo. 
Ugualmente frequente è la tendinite che colpisce il tendine rotuleo del ginocchio: in questo caso, se non trattata in maniera adeguata l’infiammazione può degenerare fino alla completa rottura. 

Quali sono i movimenti che mettono a rischio l’articolazione del polso? 

Durante la pratica del tennis, il polso è sollecitato enormemente. È infatti costantemente sollecitato dalle torsioni che i giocatori impongono al colpo e all’impatto della pallina sul piatto corde. Le diverse impugnature,  eastern, semi-western e western causano sollecitazioni differenti.
Esattamente come per il gomito, bisogna intervenire non appena si manifestano i primi dolori con riposo e sedute di ghiaccio localizzate. 

Perché i giocatori di tennis manifestano dolore alla schiena? 

La colonna vertebrale è sottoposta a carichi di lavoro importanti, soprattutto nell’esecuzione del servizio.
Malgrado l’adeguata preparazione, spesso anche i giocatori professionisti incorrono in fastidiosi problemi e lunghi stop dall’attività. I giocatori amatoriali invece spesso devono il loro problema allo scarso allenamento e alle posture sbagliate della vita quotidiana.


Quali sono gli infortuni muscolari più frequenti?


I muscoli della gambe, sollecitati da sprint e allunghi, incorrono spesso in infortuni come contratture, stiramenti e strappi. Nei tennisti è abbastanza frequente anche l’insorgere di lesioni alla muscolatura addominale. 
Per la spalla vale lo stesso discorso del polso

In che modo Azimut può essere d'aiuto? 

Dipende chiaramente dalle problematiche riscontrate e riferite, ma non solo visto che ci occupiamo anche di prevenzione e possiamo essere d'aiuto anche per il miglioramento delle perfomance.
In generale, davanti ad una o più specifiche problematiche, a seguito della prima visita verrà definito dal Medico Fisiatra il Progetto Riabilitativo Individualizzato che andrà poi a tradursi nel programma riabilitativo.

 

...
News

Ai Chi: una nuova possibilità di riabilitazione in acqua. Intervista a Luca Zamprotta

Abbiamo intervistato il nostro Fisioterapista Azimut e membro I.A.T.F.  Luca Zamprotta sull’Ai Chi come nuova possibilità di riabilitazione in acqua.

Che cos’è l’ Ai Chi?

L’Ai Chi è una disciplina ideata da Jun Konno nel 1995 che prende fondamento dalle ricerche letterarie inerenti ai meridiani energetici di Shizuto Masunaga, una personalità nota nel mondo dello shiatsu e della medicina tradizionale cinese e giapponese.
Tale metodica è una trasposizione in ambiente acquatico del Qigong e del Tai Chi, ovvero arti marziali e discipline cinesi di ri-armonizzazione psicofisica.

Qi, Chi e Sistema miofasciale: esiste un punto di incontro?

Secondo la medicina tradizionale cinese il Qi o Chi è la forza vitale che pervade ogni essere vivente e scorre attraverso i meridiani energetici, ovvero un complesso disegno di punti, rami e canali in cui l’energia fluisce collegando tutte le parti del nostro corpo fino ad influenzare anche mente e spirito, determinando l’equilibrio psico-fisico e spirituale dell’individuo. 
Nell’accezione scientifica occidentale tali meridiani possono essere comparati al sistema miofasciale, cioè “un organo” composto da muscoli e tessuto connettivo, quest’ultimo presente al di sotto della pelle del nostro corpo e che avvolge, sostiene, separa, unisce, protegge, fornisce coesione ad ossa, organi, muscoli, nervi e vasi sanguigni.

Ma in pratica in che cosa consiste?

L’Ai Chi consta di sessioni di gruppo o individuali in cui il professionista esegue 20 Kata, ovvero posizioni, davanti alla propria classe immersa fino a livello delle spalle e con l’utilizzo di musica rilassante a tema orientale.
La respirazione è addominale, i movimenti di arti e tronco vanno eseguiti in modo lento e fluido cercando di creare vuoto mentale e, dunque, concentrandosi esclusivamente sul movimento.
Sono stati condotti studi scientifici in cui è stato utilizzato l’Ai Chi su persone con problemi linfatici, con osteoartrosi, con Parkinson, con Sclerosi Multipla, su anziani con problemi di equilibrio e paura di cadere. E sono stati raggiunti alcuni incoraggianti risultati, come una diminuzione della pressione sanguigna, maggior equilibrio, riduzione del dolore, maggior rilassamento muscolare e minor stress, grazie ad un attento esercizio respiratorio che aiuta a stimolare il sistema vagale.

E riguardo al Clinical Ai Chi?

L’Ai Chi diventa Clinical Ai Chi (CAC) quando il terapista in acqua modifica e adatta alcuni degli originali Kata sulle esigenze del paziente. É possibile introdurre anche resistenze galleggianti per portare la pratica da moderatamente aerobica ad un livello più intenso, se necessario. Oppure, se un paziente ha problematiche ad eseguire alcuni movimenti inerenti, per esempio, al distretto spalla, il terapista potrebbe selezionare i kata più adatti al recupero della mobilità della spalla e renderli più ampi, più semplici o inventarne degli altri prendendo spunto dalla posizione originale.

 

...
News

Lombalgia nel giovane atleta: quali armi abbiamo a disposizione? Interviene sul tema il Fisioterapista Azimut Federico Sonnati.

La lombalgia rappresenta circa il 10% degli infortuni sportivi, con un’incidenza variabile dall’1 al 30% degli atleti a seconda dello sport praticato, si tratta dunque di una parte consistente degli interventi terapeutici che fisioterapisti e medici si trovano ad affrontare. Sull’argomento abbiamo intervistato il nostro Fisioterapista Federico Sonnati.

Quali possono essere le cause?

Il primo compito dell’equipe riabilitativa è di effettuare la corretta diagnosi differenziale: la maggior parte dei pazienti/atleti affetti da low back pain (LBP) presenta degenerazioni discali o/e spondilolisi. Tuttavia, è opportuno escludere situazioni più gravi, quali fratture da stress di sacro e faccette articolari.
La spondilolisi rappresenta una porzione consistente dei LBP presenti in età adolescenziale: la letteratura suggerisce come fino al 30% delle lombalgie nei giovani atleti sia correlata alla presenza di tale patologia.

Come si può risolvere in questo caso?

In tal caso l’approccio più efficace è rappresentato da un periodo di riposo dall’attività sportiva, durante il quale praticare una fisioterapia mirata al rinforzo e al controllo del tronco, per poi riprendere l’attività sportiva utilizzando un tutore lombare. L’intervento chirurgico è logicamente raccomandato esclusivamente ai casi di spondilolisi che non rispondessero ai trattamenti conservativi, così come necessitano di essere operate solo le erniazioni espulse in cui l’approccio conservativo abbia fallito.

E nel caso di lombalgia aspecifica?

In caso di lombalgia aspecifica (non specific low back pain nella letteratura anglosassone) la letteratura moderna suggerisce come le evidenze più forti siano rappresentate dal trattamento tramite FANS e dalla terapia manuale, seguiti dall’esercizio, dall’applicazione di calore e dall’uso di miorilassanti. Ogni intervento risulta comunque più efficace del riposo. Nonostante possa sembrare paradossale che un atleta richieda esercizi per risolvere l’infortunio, molti studi hanno dimostrato come proprio gli allenamenti sport-specifici rischiano di causare squilibri nella muscolatura lombare che possono favorire l’insorgenza di dolore a causa delle sollecitazioni alterate a cui costringono le strutture articolari. L’esercizio mirato, di rinforzo o di controllo motorio,  a seconda del quadro clinico, ha il compito di ripristinare l’equilibrio perduto. 
Il terapista ha dunque il compito di ricondizionare la schiena al carico tramite terapia manuale, esercizio attivo e allenamento aerobico, quest’ultimo particolarmente efficace nella modulazione degli impulsi nocicettivi.

...
News

Distrofia muscolare di Duchenne: l’importanza della diagnosi precoce e dell’idrokinesiterapia

La distrofia muscolare di Duchenne è una malattia genetica e degenerativa che interessa i muscoli. La mancanza di distrofina, una proteina fondamentale per la contrazione muscolare, porta a una progressiva ipotrofia e ipostenia causando il progressivo aumento della debolezza muscolare.
Fra le varie distrofie, quella di Duchenne è la forma più comune e più grave, con incidenza di 1/3500 maschi (le femmine sono portatrici sane o lievemente sintomatiche).

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi avviene nei primi anni di vita grazie alla visita medica supportata da esami del sangue, biopsia muscolare ed esame genetico.
Durante la visita il medico valuta la forza dei muscoli, il movimento articolare verificando che non vi siano limitazioni e la funzionalità utilizzando apposite scale di valutazione. Queste scale permettono inoltre di monitorare nel tempo la progressione della malattia documentandola. 

Come si manifesta la malattia?

L’esordio avviene nei primi anni di vita del bambino; il primo segnale è l’acquisizione del cammino in ritardo caratterizzato da frequenti cadute e fatica nel rialzarsi da terra. La malattia ha rapida progressione e attorno ai 6 anni possono comparire ipotrofia e retrazioni muscolo-tendinee, causando un progressivo aumento delle difficoltà a camminare e a salire le scale. La debolezza muscolare, che interessa inizialmente i muscoli del cingolo pelvico, costringe il bambino a camminare con la caratteristica andatura anserina (dondolante) e con uno schema patologico caratteristico (iperlordosi lombare, anche flesse, ginocchia estese). Il cammino autonomo mediamente viene perso attorno ai 10 anni ed è necessario ricorrere alla carrozzina.
Con l’avanzamento della malattia viene interessata anche la muscolatura di cingolo scapolare, arti e muscoli del tronco, fino ad arrivare ad avere difficoltà tali da dover trascorrere la maggior parte del tempo a letto (ai 20 anni circa).
Spesso la morte sopraggiunge per problemi cardio-respiratori.

Come si può intervenire e quali sono i trattamenti indicati?

La precocità della diagnosi permette di iniziare la fisioterapia il prima possibile aiutando il bambino a superare le difficoltà che incontra, accompagnandolo nell’acquisizione delle capacità motorie Permette inoltre, di conservare le capacità acquisite, il cammino e la stazione eretta il più a lungo possibile man mano che la malattia progredisce. 
Il fisioterapista utilizzerà la mobilizzazione passiva per mantenere la corretta funzione articolare e gli esercizi attivi che comprendono esercizi aerobici, rinforzo dei muscoli deficitari e attività funzionali (alzarsi da seduto, fare le scale, muoversi a letto…). 
È importante monitorare l’avanzamento della malattia evitando la comparsa di retrazioni tendinee, allo stretching può essere associato l’utilizzo di tutori. Quando ciò non è più sufficiente è indicata la chirurgia ortopedica per correggere le limitazioni articolari prima che portino alla perdita del cammino. Al fine di mantenere il cammino possono essere ricercati dei compensi quando necessario e possono essere utilizzati anche tutori o ausili (deambulatore o tripode).
L’idrokinesiterapia, ovvero l’esecuzione di esercizi terapeutici in acqua, è indicata ed è consigliato iniziarla fin da subito: in acqua il paziente riesce a muoversi con più facilità svolgendo esercizi che a secco non riesce a fare.

...
News

Condividiamo il nostro Fisioterapista e Osteopata Marco Candiloro con la UYBA Volley femminile

Azimut e la UYBA Volley femminile sono legate in un duplice modo. Il nostro centro di riabilitazione è partner tecnico della squadra di serie A e condivide con lei la professionalità di Marco Candiloro che fa parte dello staff medico in qualità di Fisioterapista e Osteopata. In occasione della ripresa del campionato italiano dopo la pausa natalizia, lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza a stretto contatto con le atlete.  


Ciao Marco, da quanto tempo collabori con la UYBA Volley? E cosa significa che Azimut è sponsor tecnico?

Sono ormai quattro stagioni che faccio parte dello staff medico della UYBA Volley femminile, composto da due medici e un altro fisioterapista. Il fatto che Azimut sia sponsor tecnico significa che possiamo contare su tutti i servizi e la struttura del nostro centro e le atlete, in caso di riabilitazione lunga, possono seguire il loro programma riabilitativo in Azimut.

In linea generale, quali sono i compiti dello staff medico?

La gestione dei problemi derivanti da infortuni sono solo una parte del nostro lavoro, la sfida più grande è quella di evitarli, monitorando e gestendo i carichi di lavoro delle ragazze. In pratica modifichiamo le schede pesi insieme al preparatore atletico al fine di scongiurare al massimo la possibilità di infortuni da overuse.

Mi corregga se sbaglio: non si tratta della sua prima esperienza nel mondo sportivo, vero? 

Sì, è corretto. Sono molto legato al mondo dello sport, per la precisione al basket perché sono stato cestista professionista. Poi come Fisioterapista e Osteopata, nel corso degli anni, ho collaborato con altri team di pallavolo: la Powervolley Milano maschile in A1, il Segrate maschile in serie B e la Busnago Volley femminile in A2. Ad oggi conto 14 stagioni a bordo campo di squadre di pallavolo professioniste. 

Torniamo alla Yamamay di Busto Arsizio, quali sono le attività che svolge quotidianamente insieme alle atlete? 

Ogni pomeriggio, mezz'ora prima dell'allenamento eseguo i bendaggi funzionali sulle atlete che ne hanno necessità oppure monitoro le ragazze che devono eseguire degli esercizi illustrati in precedenza come warm up.
Successivamente inizia l'allenamento vero e proprio e, se non ho atlete da seguire, monitoro le ragazze da bordo campo oppure resto a disposizione nella sala delle terapie o in sala pesi. Poi alla fine della preparazione atletica, chi ha bisogno di trattamenti si ferma con me, chiaramente questo succede anche dopo le partite.

Nella pallavolo quali sono gli infortuni traumatici che si manifestano maggiormente? 

Se parliamo di problematiche traumatiche, l'articolazione più interessata è sicuramente quella delle dita. Basti pensare alle pallonate che si ricevono a muro per rendersi conto di quanto sia elevata la percentuale di lussazione o frattura delle falangi. Per quanto riguarda gli arti inferiori, i traumi più frequenti sono invece, le distorsioni della caviglia e in secondo luogo del ginocchio.
Mentre le problematiche da sovraccarico riguardano in primis la spalla e le tendinopatie  degli arti inferiori, ossia riguardanti il tendine rotuleo o achilleo e in minor misura, tendinopatia adduttoria perché c'è poca componente di corsa e di cambio di direzione in questa disciplina sportiva. E poi possono presentarsi dolori - sempre da sovraccarico - al rachide lombare.

Come sta andando la stagione delle ragazze?

Siamo appena entrati nel Girone di Ritorno e le ragazze hanno disputato un ottima Andata che le ha portate al secondo posto in classifica.
Siamo molto contenti del team e sappiamo di avere un roaster da prima fascia, ma siamo anche consapevoli che abbiamo dietro di noi squadroni che incalzano e hanno a disposizione budget stellari. Sarà veramente dura mantenere questa posizione anche perché il Campionato Italiano è veramente tosto, considerato che si tratta quello di maggior livello del mondo. 
Tra l'altro il Campionato è ancora lungo e tutti gli altri obiettivi sono ancora in ballo. Andiamo incontro ad un periodo molto impegnativo perché il prossimo mese disputeremo il secondo turno di Coppa Cev, i quarti di finale che in caso di vittoria porteranno al Final Four di Coppa Italia e poi ci sono ovviamente le partite di campionato. 
Quindi, rischiamo di avere fino a un massimo di 10 partite dal 15 gennaio al 15 febbraio e questo ovviamente sottopone le atlete al pericolo di patologie da sovraccarico e la nostra missione sarà appunto di monitorare e scongiurare questi rischi.

...
News

L'epicondilite laterale o «gomito del tennista» spiegata dal Fisioterapista Azimut Moreno Brustia

L'epicondilite laterale, conosciuta anche come "gomito del tennista", è una delle più comuni sindromi      da overuse che colpiscono il gomito. Oggi nell’intervista al nostro Fisioterapista Moreno Brustia affronteremo questo tema.


Quali sono le strutture interessate e chi è maggiormente colpito?


La patologia colpisce i muscoli estensori dell'avambraccio che originano dall'epicondilo laterale dell'omero e, in modo particolare, viene spesso interessato il muscolo estensore radiale breve del carpo.
L'epicondilite laterale, classificata tra le tendinopatie, colpisce prevalentemente coloro che svolgono attività ripetitive stressanti per l'arto superiore come l'utilizzo prolungato di mouse e tastiera, i movimenti ripetitivi di pronazione e supinazione, il sollevamento continuo di oggetti pesanti e l'esposizione per lunghi periodi a vibrazioni dirette.
Tra gli sport maggiormente colpiti vi sono invece: baseball, badminton, paddle, nuoto e tutti gli sport in cui il lancio è un gesto ripetuto in modo continuo. Nonostante il nome che più comunemente viene attribuito all'epicondilite, è bene ricordare che soltanto il 5% di chi ne è affetto gioca a tennis.


Quali sono le principali cause e come si presenta clinicamente?


Essendo classificata come un infortunio da overuse, il meccanismo di danno principale è l'utilizzo eccessivo dei muscoli e dei tendini dell'avambraccio e del gomito, con contrazioni ripetute e attività che creano una continua tensione nelle strutture interessate. L'uso intensivo e le continue sollecitazioni possono provocare un maladattamento della struttura miotendinea, con possibile conseguente dolore a livello dell'inserzione muscolo-tendinea.
Un recente studio ha identificato 3 principali fattori di rischio:

  1. movimentazione manuale ripetuta di carichi maggiori di 1kg.
  2. movimentazione manuale per più di 10 volte al giorno di carichi superiori a 20 kg.
  3. movimenti manuali ripetuti per più di 2 ore al giorno.

Il sintomo principale che indica una possibile presenza di epicondilite laterale è il dolore alla palpazione a livello dell'epicondilo, dove si inseriscono i muscoli estensori. Inoltre spesso vi è perdita di forza dell'estensore radiale breve del carpo.


Qual è il percorso terapico più corretto?


Il trattamento conservativo è solitamente indicato per la risoluzione della problematica. In fase acuta è spesso consigliato l'utilizzo di ghiaccio e di farmaci antinfiammatori per la riduzione della sintomatologia dolorosa e dell'infiammazione. A questi è necessario affiancare un percorso terapico mirato alla riduzione del dolore e al miglioramento della funzione. Tra le varie tecniche utilizzate trovano un buon riscontro clinico la terapia manuale, le mobilizzazioni con movimento (MWM), il rinforzo muscolare e lo stretching, le terapie fisiche come ultrasuoni e TENS, la riabilitazione gesto-specifica in base allo sport e l'educazione al controllo e alla modificazione delle attività dannose.
In particolari casi in cui la riduzione della sintomatologia dolorosa e della problematica risulta molto difficoltosa con un approccio di tipo conservativo. Dopo un’accurata valutazione da parte del personale medico, può essere preso in considerazione l'utilizzo di infiltrazioni di corticosteroidi ed eventualmente un approccio chirurgico.
Dobbiamo ricordare che non tutti i problemi laterali di gomito sono dovuti a delle tendinopatie, ma ci possono essere diverse cause di dolore, anche intra-articolari. La valutazione differenziale di un epicondilalgia deve essere molto attenta.

 

...
News

Azimut ha attivato la convenzione con RBMSalute e Previmedical

Abbiamo una buona notizia: Azimut ha  recentemente attivato una convenzione con RBMSalute e Previmedical. 
Quali sono i vantaggi e chi può ottenerla? Lo raccontiamo nella nostra news.

Di cosa si occupano Previmedical e RBMSalute?

Previmedical e RBMSalute offrono servizi assicurativi per la sanità integrativa. Dal 2018 sono entrati a far parte del loro circuito oltre 5 milioni di nuovi assicurati.
Nello specifico RBM Assicurazione Salute con i nuovi Piani Sanitari per gli oltre 1,5 milioni di assicurati e per i relativi familiari (coniuge e soggetti assimilati, figli) garantisce una “presa in carico” integrale delle spese sanitarie sostenute dagli assicurati in regime di assistenza diretta (struttura sanitaria e medico convenzionato) all’interno delle strutture sanitarie convenzionate abbracciando a 360° l’intero percorso di cura. 

Quali sono le novità e chi può usufruirne?

La novità principale è che Azimut fa parte delle strutture convenzionate del circuito di RBM Assicurazione Salute.
L'elenco delle aziende che hanno scelto RBMSalute per i propri dipendenti e relativi familiari è molto lungo. Queste aziende operano nei settori più disparati: credito, finanza, trasporti, ristorazione ecc... Mettiamo a disposizione il PDF scaricabile con tutte le aziende che hanno scelto questa assicurazione integrativa per i loro dipendenti.  

Se hai diritto a questa convenzione e vuoi conoscere meglio i vantaggi: chiamaci e ti forniremo tutte le indicazioni necessarie per ottenere le informazioni che cerchi. 
Contatta: Azimut Riabilitazione Biella Tel. 015 27098

...